La Jugoslavia è una bicicletta: Yugoland e il mal di Balcani

Redazione - 14 giugno 2012

Sulle tracce dei ghiacciai nell’Alto Svaneti

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Che razza di Paese siamo

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Basta! Francamente con la situazione economica in Italia, dei diritti umani degli africani mi ci pulisco le mani…

A volte leggere i commenti a un post è più istruttivo dell’articolo stesso. Questo è uno dei commenti che i lettori hanno lasciato sull’ultimo post del blog “Le persone e la dignità” che Amnesty International cura su Corriere.it. Si parla del patto segreto siglato tra la nuova Italia (post Berlusconi) e la nuova Libia (post Gheddafi) in tema di respingimenti. I dettagli non si conoscono (altrimenti che razza di patto segreto sarebbe), ma la sostanza è quella di sempre: impediremo a un tot di potenziali rifugiati di toccare il suolo patrio e richiedere l’asilo.

Ma non è questa la cosa più interessante. Leggete i commenti e leggeteli bene (sotto trovate i migliori): sono uno spaccato dell’Italia di oggi. Sono cattivi, supponenti, spietati. Danno l’idea di un popolo crasso ma impaurito dal futuro. Ovviamente c’è anche l’altra faccia, ma contateli. E il web non è il Paese…Lo dico perché chiusi nei nostri recinti virtuali fatti di siti radical chic-liberal socialisti (Anordestdiche in primis) rischiamo di dimenticarci cos’è il Paese reale, salvo poi aprire gli occhi ogni tot anni al momento del voto. Quasi che decenni di odio ci fossero arrivati addosso per una maledizione divina e non covassero invece nella carne di questa società.

Verrebbe voglia di lasciar perdere, a fine lettura. E invece qua siamo e qua resteremo, ma sapendo che la strada è bella lunga. Ci vediamo nelle piazze italiane il 20 giugno, a vedere Mare Chiuso con Amnesty International.

(lu.b.)


–  Si facciano gli affari loro, noi in Italia siamo già diventati sin troppo una società multirazziale, adesso basta, di gente non ne possiamo più accogliere, anzi dovremmo mandarne via almeno un milioncino o giù di lì.

– Andate a dirlo alla Cina oppure agli spagnoli o ai palestinesi o ai dittatori africani, sono vent’anni che raccontate minchiate sui diritti dell’uomo a noi quando in africa si ammazzano per l’acqua del nilo, per l’oro, per i diamanti, per la religione, si ammazzano praticamente per qualunque cosa e noi dovremmo integrare assassini, figli di assassini, fratelli e sorelli di assassinati, con la rabbia e il rancore e i traumi che si portano dietro…
E i nostri diritti umani dove sono ? Ormai è un far-west ovunque e stiamo vacillando come paese. Non si può aiutare tutti. Stiamo degenerando.

l’ invasione è un atto di guerra. Guerra sottile, subdola, demografica. Ma non meno pericolosa. Anzi assai di più. Ce ne accorgeremo presto se non ci svegliamo. La cosa che mi spiace è che ne pagheranno le conseguenze i nostri figli, anche i figli degli sciocchi o disonesti che vogliono riempire l’ Europa di inassimilabili e per sempre stranieri immigrati

– L’italia e’ una nazione che sta gia’ affondando… ma che logica avete? dovremo prendere ed assistere tutti i barconi di immigrati dall’africa????? sai quanti sono?????? vallo a dire a quegli italiani che dormono nelle stazioni o nei garage. ma chi dobbiamo votare per farvelo capire? l’italia e’ degli italiani

–  L’asilo non è un diritto! E’ stato un trucco inventato dagli USA per creare problemi all’URSS (questa è la mia preferita)

I migranti poi mandateli a casa di quelli di Amnesty International, che vivono a Cape Cod o in zone similari, fuori dalla realta´terrenale dei comuni mortali….(Questa è per Riccardo Noury, ndr)

viene il peggio dei Magrebini (gente che viene disprezzata dagli stessi Arabi e che mai verrebbe accettata in paesi come Arabia Saudita, Qatar, Dubai ecc.. e a dirmelo fu un Arabo per intenderci…) il peggio di quelli dell’ est, il peggio dei Romeni, il peggio dell’ Africa e il peggio della Cina. Non gliene faccio una colpa. La colpa è tutta nostra che consentiamo un’ invasione

Questi migranti sono illegali, che bipassano illegittimamente individui che attendono anni per visti d’ingresso. Perchè dobbiamo condonare questa illegalità?

– Ci mancava solo il complotto contro i migranti. I governi devono governare mentre l’immigrazione clandestina è materia per uomini di buona volontà che però lo fanno per sentimenti di amore verso il prossimo e nient’altro

21 comments

  1. considerare la nazione di appartenenza come casa propria è sintomo di un limite mentale e culturale preoccupante…
    c’è da augurarsi che tale limite sia soltanto virtuale..

    1. Caro Claudio, non stiamo parlando di accoglienza generica di chiunque voglia entrare in Italia in qualunque modo. Parliamo di come l’Italia dovrebbe garantire protezione a chi rischia tortura e altre violazioni dei diritti umani. Più volte il commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), ha espresso serie preoccupazioni sulla pratica dei respingimenti dichiarando che rimpatri di questo genere minano l’accesso al diritto di asilo di quelle persone che, anche potenzialmente, necessitano di protezione internazionale, oltre a costituire una violazione del principio di non-refoulement, che proibisce di rinviare qualsiasi persona che in qualunque modo possa trovarsi in situazioni in cui sia a rischio di tortura o altre gravi violazioni dei diritti umani.
      Ha inoltre dichiarato che “Le preoccupazioni dell’Unhcr sono incentrate sul fatto che la Libia non è uno stato parte della Convenzione sullo status di rifugiato del 1951 e non ha una legislazione nazionale in materia di asilo né un sistema di protezione dei rifugiati. Non si ha quindi la sicurezza che le persone che necessitano di protezione internazionale possano effettivamente trovarla in Libia”.

  2. Cari amici di Amnesty e di tutte le ong che si battono per i diritti umani, teoricamente, come voi, e molto più praticamente come tante altre; mi fa molto male leggere articoli come questo.
    1) Perché benché abbia speso molti anni impegnato politicamente a difendere i diritti del diverso, ultimamente non me la sento proprio di sedermi dietro ad un pc, consapevole dell’enorme distanza che mi separa sia dalla Libia, ma anche da Lampedusa, e permettermi di giudicare chi sta vivendo in prima persona un tragitto di quel genere, ma anche i problemi del sovraffollamento, che in questo momento si unisce a quelli della perdita del lavoro e della crisi.
    2) Perché sono stanco dell’irresponsabilità dei politici, incapaci di gestire l’accoglienza, ma anche di chi si mette in cattedra a giudicare le reazioni che un tale impatto ha sulla vita di chi è già poco fortunato ed abita in posti degradati, dove spesso si concentrano povertà su povertà, o in territori obiettivamente poco spaziosi ed ad alta concentrazione demografica.
    3) Perché se le reazioni sono sgarbate, “cattive”, “spietate”, come le definite voi, credo che i primi supponenti siate voi, che parlate per slogan e frasi fatte, troppo spesso ingoiando convenzioni e decreti legge, e pretendendo di applicarle senza un minimo di criterio e responsabilità.
    Senza tener conto, ad esempio, della legge dell’impenetrabilità dei corpi, e pretendendo di aggiungere numeri su numeri dove non entra più neanche uno spillo. A voi chiedo: avete mai preso un autobus affollato? E’ un nobile gesto far entrare la persona rimasta a terra, ma spesso questa proprio non c’entra. Quindi ci state chiedendo di scendere al posto suo. Evidentemente per voi i numeri sono solo delle cifre senza significato, ma il significato lo leggiamo noi, semplicemente guardandoci intorno. Agli angoli delle strade nelle nostre città, dove la gente dorme per strada, con il bel tempo o con la neve. Dove si affolla alle mense della caritas o nei call center per cercare lavoro. Dove i nostri giovani fuggono e i meno giovani perdono il posto, o la vita.
    E mentre predicate le applicazioni di leggi in maniera molto teorica, che, per carità, non vanno disattese perché l’Italia ne è firmataria, non tenete conto delle criticità legate alla stessa applicazione.
    Teorici del diritto quail siete, non vi rendete conto che per far entrare i veri richiedenti asilo si deve per forza di cose lasciar entrare proprio “chiunque ed in qualunque modo”. Perché arrivano tutti insieme, perché non è così semplice discernere all’arrivo, perché passano mesi prima che le commissioni competenti siano in grado di rispondere alle richieste di asilo, perché le stesse commissioni non sono quasi mai in grado di discernere… ed intanto le persone entrano, si stabilizzano, magari si integrano pure.
    E poi, solo e soltanto in Italia, rimangono. Regolari, irregolari, brave, meno brave, tutte. E non lo si può impedire. E come potrebbe essere diversamente? Sareste voi, che difendete il diritto, in grado di mandarle via dopo che sono rimaste anni ed anni nel nostro Paese? Non credo proprio. Anzi, c’è qualcuno che sta chiedendo per tutti anche la cittadinanza italiana, anche il diritto di voto.
    Molto più umilmente, non mi sento assolutamente di biasimare il malcontento popolare. Sono gli intellettuali che dovrebbero farsi l’esame di coscienza. E riconoscere forse che la Convenzione di Ginevra è datata. Non per niente, come qualcuno, molto pesantemente ha ricordato (e voi lo avete altrettanto pesantemente redarguito), ha segnato il tempo della guerra fredda, ed il confine tra il mondo occidentale, libero, “per bene” e liberale, e quello comunista, cattivo, oppresso e dei cattivi. Non per niente, inoltre, è nata subito dopo lo Stato di Israele.
    Lo Stato di Israele è stata un’occupazione indebita, con il beneplacito del mondo occidentale, da parte di una popolazione su un territorio già occupato. Ancora ne si pagano le conseguenze. E ancora si tenta di convincere i palestinesi e gli stessi ebrei ad una convivenza pacifica. Ma non vi si riesce, perché per quanto debba essere pacifica, è e sarà sempre una convivenza forzata ed imposta da altri.
    La storia è fatta di popolazioni che occupano territori non loro. Diciamo che è una lotta per la sopravvivenza.
    Il continente americano ne è l’esempio più lampante. Gli Stati Uniti sono nati dall’occupazione di territori appartenenti ad altri, e con il genocidio degli indiani. Sicuramente tutti voi siete cresciuti scandalizzandovi per questo. Oggi stiamo assistendo inermi ad una vera e propria occupazione del nostro territorio, da parte di persone inermi e pacifiche, da parte di persone molto sfortunate, ma si tratta comunque di una vera e propria occupazione, contro cui siamo impotenti proprio perché disarmati dalla loro condizione. E con tutti i mezzi stanno cercando di convincerci ad una convivenza pacifica.
    Spero vivamente che ciò possa avvenire, ma se non siete i primi voi a smetterla con i paternalismi, la poca comprensione, e la spocchia tipica di chi vive le criticità solo dal proprio computer, otterrete solo l’effetto contrario.
    Lucia, sarò limitato, molto limitato, ma spiegami come dovrei considerare il territorio dove abito se non casa mia. Il concetto di casa, secondo gli anglosassoni, è quello di un posto dove possiamo rilassarci e che ci appartiene. Spesso non ce lo meritiamo. Ma è lì che viviamo e che vogliamo tornare quando siamo lontani. E spesso lo viviamo da lontano con nostalgia. C’è chi è più fortunato e vive in case ricche e di proprietà, chi lo è meno e vive in case meno accoglienti, a volte non sue. Nessuno le ha meritate, né l’una né l’altra. Però ci abitiamo, le sentiamo nostre e se ci entrano in venti abbiamo un problema di sovraffollamento, se qualcuno ce le toglie andiamo in piazza a manifestare. Perché non ne abbiamo altre.
    Di quale limite mentale parli? Essere cittadini del mondo, mia cara, è un concetto molto nobile, ma non ti aiuterà a costruire il tuo futuro.
    E’ molto meno nobile, è molto più da “cattivi” e “spietati” scrivere che se ti occupano l’unica casa che hai, dove hai già poco spazio ed è già povera di suo, ti viene voglia di cacciare chi te l’ha occupata. E se questo è più povero di te, la rabbia, invece di diminuire, cresce, perché ti rendi conto che la colpa non è sua, ma di chi glielo permette dall’alto delle sue case da sogno. E ti senti doppiamente preso in giro, perché oltre al danno ti condannano pure alla beffa di sentirti una persona peggiore.
    Ci vogliono quindi leggi serie, in grado di regolamentare anche il diritto d’asilo. La Convenzione di Ginevra non prevedeva gli esodi dai vari continenti verso il continente più piccolo che c’è, ed ormai neanche più uno dei più ricchi. Non prevedeva che dopo la crisi della guerra ce ne sarebbe stata un’altra, è stata ottimista. Non prevedeva neanche il fatto che altri Paesi sarebbero diventati più ricchi di quelli occidentali. Una legge che si rispetti, oggi dovrebbe prevedere il resettlment negli Stati più grandi e più ricchi. L’aiuto da parte di questi. La distribuzione delle risorse. Dovrebbe comunque limitare al massimo il sovraffollamento. In un’Italia che non è in grado di gestire un terremoto, dove le leggi più belle e perfette, quelle più nobili, quelle per cui si è orgogliosi, ad esempio, l’aver salvato i “diversamente sani a livello mentale” dai manicomi, non trovano mai un’applicazione altrettanto degna, e si risolvono sempre in un disastro ambientale, quale è quella di mandare gli stessi “diversamente sani mentalmente” a morire di stenti tra sporcizia e cartoni, l’ultima cosa di cui avevamo bisogno era di teorie sul diritto di asilo. E le conseguenze sono proprio quelle di stabilire patti col diavolo, mentre lasciamo che i trafficanti continuino indisturbati (chissà perché contro di loro mai vi scagliate, e nessuno li tocca) ad arricchirsi sui viaggi della morte.
    Gli anni appena trascorsi sono stati quelli di un cambiamento sempre più veloce. Li hanno aperti i no global, che dicevano no a dei cambiamenti che già allora facevano presagire i guai che ci sono piovuti sulla testa a livello mondiale. Ed eravamo tutti d’accordo, a sinistra, nell’appoggiarli. Ora essere no global non è più di moda. Perché adesso significa essere, in qualche modo, contrari anche alla multietnicità. Per conto mio, un mondo uguale dovunque ha perso molto del suo fascino. Non mi danno fastidio i colori per le strade, o la babele di lingue, anzi, trovo il tutto molto affascinante. E’ che continuerebbe a piacermi mangiare la pizza fatta da un napoletano verace, e scoprire tra i vicoli di un paesino emiliano, il sapore della piadina appena sfornata. Questo non vuol dire che non adori il kebab, o le falafel, ma preferirei che non soppiantassero del tutto le nostre pizzerie. E credo che anche agli arabi piacerebbe continuare a scoprirne il sapore negli angoli di un suq. Se sei giovane, Lucia, per te è facile pensare di andare altrove. Forse anche giusto. Ma se un giorno vorrai tornare, non avrà molto senso se non vi troverai più gli stessi dialetti, la stessa lingua, gli stessi sapori, gli stessi monumenti. Quando il mondo sarà tutto uguale, e la diversità sarà annullata, molte tradizioni scompariranno. Rimpiangerle può fare davvero di me un razzista o darvi il diritto di giudicare anche me “cattivo” e “spietato”?

    1. Caro Sandro, sono Luca Barbieri, l’autore del post. Lo sottolineo solo perché non parlavo ovviamente a nome di nessun altro che di me stesso. Ma ho ben capito che il tuo intervento era rivolto alla generalità di tutti noi. Ti ringrazio per l’intervento molto interessante e la volontà di confronto. Non ti considero certo ne’ spietato ne’ cattivo (che parola puerile in effetti) e sono sicuro che il tuo commento sarebbe stato altrettanto articolato anche in quel forum cui facevo riferimento. Il mio era un intervento di pancia, e lo ribadisco nei contenuti, e tutto sommato anche nella sua supponenza. Come noterai però richiamavo anch’io noi stessi a confrontarci col paese reale e non rimanere chiusi nei nostri recinti dove parlare di diritti e convenzioni. Sono lieto che tu abbia voluto dire la tua in questo spazio. credo benissimo che potremmo discutere insieme scoprendo molte più principi in comune che differenze

  3. Se vogliamo una società che progredisca e sia davvero dalla parte degli sfruttati e degli oppressi, e quindi parlo dei milioni di giovani disoccupati da sempre, degli operai e lavoratori che arrivano a fine mese dovendo fare calcoli su calcoli, migliaia di lavoratori che perdono il lavoro con famiglia sulle loro spalle, pensionati che continuano a risparmiare come sempre hanno fatto nella vita senza avere fatto mai le vacanze “all’estero”,etc..allora dovremmo unirci e difendere i diritti civili e quindi i diritti degli immigrati, che come noi vogliono una vita dignitosa. Pensare che gli immigrati sono causa o aggravano la nostra situazione è la vecchia tattica che serve per mantenere i privilegi di pochi a costo dello sfruttamento di molti.
    Parlare di invasione in Italia e fare un parallelismo con la colonizzazione degli U.S. è segno di quanto estremi possano essere i nostri pregiudizi in quanto cittadini divisi in classi sociali. Non otterremo niente di buono per noi e i nostri figli accettando la logica che limita i diritti umani di “altri”. Siamo interconnessi e questo basta.

  4. Ti ringrazio, Luca, di aver compreso il mio pensiero. In linea di principio sono d’accordo anche con te Anna, quando dici che è necessario difendere i diritti di tutti. Il problema qui era un altro, e Luca lo ha capito: trattare con disprezzo chi si sente assediato non aiuta, perché se ci guardiamo intorno l’assedio c’è, ed è anche molto pressante. Farlo non può che portare ad una vera e propria guerra civile. Ritengo infatti che per il momento il popolo italiano sia un popolo anche troppo paziente, al di là delle esternazioni di alcuni nostri politici. Ho cercato di spiegare, ma evidentemente non mi sono spiegato bene con tutti, che gli slogan (del tipo: “gli stranieri vengono a fare i lavori che gli italiani non fanno più”), ma anche le stesse leggi, che potevano andare bene trent’anni fa, ora sono superate. Ora serve un’organizzazione migliore, un governo o delle amministrazioni locali che sappiano dire esattamente per ogni 1000 persone che entrano dove si pensa di farle vivere e con quali mezzi. Questo potrebbe essere efficace per difendere prima di tutto i diritti degli stranieri. I governi dell’Europa del nord sono organizzati: chi entra è accolto in maniera dignitosa, viene aiutato finché non ce la fa da solo. Ma non tutti possono entrare. Sono crudeli? Io credo che siano soltanto razionali, e non vivono pensando di andare all’inferno se si organizzano e fanno rispettare le leggi. Prendersi delle responsabilità è più scomodo e faticoso del parlare sui massimi sistemi, ma molto più efficace. In questo Paese vige invece il retaggio culturale della chiesa, ed ha sempre dominato il pensiero che più siamo meglio siamo. L’uso del contraccettivo viene vietato, perché una famiglia numerosa può fare le veci di uno Stato inesistente. E ci continuano ad imbottire di sensi di colpa perfino sui figli non generati, perché avrebbero dovuto versare i contributi e mantenere le pensioni dei più anziani. Oggi se i giovani fossero solo un po’ di più entrerebbero in competizione su posti di lavoro e contratti inesistenti, con il solo guadagno di poter vivere il precariato tutti insieme appassionatamente, mentre nessuno (non c’è datore di lavoro che non assuma a tempo) sarebbe stato messo in grado di pagare i famosi contributi. Nei Paesi anglosassoni hanno capito molti anni fa che la densità demografica troppo alta non è la buona ricetta per una vita migliore. Tanto che, loro sì, ora sono costretti a generare di più, perché hanno esagerato in passato. Ma oggi possono permettersi di rispettare i diritti di tutti. A noi manca lo spazio vitale, e se si fosse capito questo, i poveri abitanti di Lampedusa, che altro non fanno che difendere come possono la legge sull’impenetrabilità dei corpi, si sarebbero risparmiati molte critiche gratuite.

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