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Denti di Terrarossa, sulla ferrata Maximilian per una traversata spettacolare

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I Denti di Terrarossa sono una cresta montuosa che si protende dallo Scilliar verso il gruppo del Sassopiatto e il Sassolungo. Siamo in Alto Adige, nel cuore delle Dolomiti, in uno dei posti più visitati al mondo. Ai lati dei Denti di Terrarossa ci sono l’Alpe di Siusi e il gruppo del Catinaccio. Una cresta montuosa, che viaggia tra i 2.400 e i 2.655 metri, attraversata da un percorso attrezzato, la ferrata Maximilian, che permette di osservare panorami grandiosi. Una ferrata di media difficoltà, le cui insidie sono rappresentate soprattutto dall’esposizione in cresta e dalla lunghezza del percorso per chi non scelga di dormire al rifugio Alpe di Tires: il consiglio è di percorrere la ferrata in un periodo asciutto e senza ghiaccio, e solamente se si ha il passo sicuro e non si soffre di vertigini. Scegliere l’inizio autunno consentirà di evitare la ressa estiva tipica delle Dolomiti e di non trovare neve sul percorso.

I denti di Terrarossa visti dallo Scilliar al ritorno

I denti di Terrarossa visti dallo Scilliar al ritorno

Denti di Terrarossa: il percorso complessivo dall’Alpe di Siusi

Il nome della via ferrata viene dal fondatore del rifugio Alpe di Tires, Maximilian Aichner di Tires. Il percorso, per cui è richiesto il classico kit di imbrago, caschetto e moschettoni,  inizia subito alle spalle del rifugio. L’escursione oggetto di questa breve relazione è stata effettuata il primo novembre 2017 in un periodo completamente asciutto partendo dall’arrivo a monte della funivia dell’Alpe di Siusi. Il tragitto prevedeva di salire al rifugio Alpe di Tires attraverso i sentieri 7 (verso l’Hotel Panorama) e 2, fino alla forcella, percorrere la ferrata e poi scendere dalla Cima Terrarossa (2.655 metri, punto di arrivo della Maximilian), sullo Scilliar e fare ritorno attraverso il sentiero 1 e 5 a Compaccio. Il tempo standard di questo percorso di quasi 18 chilometri è di 8 ore, leggermente riducibile per chi ha un buon allenamento. L’escursione è stata preparata utilizzando come riferimento la relazione di Vie Ferrate.

Denti di Terrarossa, descrizione della ferrata

Premessa: il percorso è ben segnalato da tratti di vernice rossa sulle rocce; il tratto accompagnato da cavo è circa un quarto del totale (in qualche passaggio forse servirebbe qualche cavo aggiuntivo); il cavo è in ottimo stato; si tratta di un percorso tecnicamente abbastanza facile se non per due passaggi che sottolineeremo. Partiamo ora con la descrizione. La ferrata parte subito sopra il rifugio Alpe di Tires risalendo un canalone molto franoso. Conviene decisamente salire lungo i lati, seguendo i suggerimenti del cavo, arrampicando facili roccette per evitare di smuovere troppi sassi, soprattutto per chi è sotto.

Il canalone porta a una prima forcella dalla quale, sulla sinistra, si arrampica in salita lungo un cavo per sbucare subito in cresta. Da qui si può ammirare tutto il percorso che avremo davanti fino alla Cima di Terrarossa e si riesce a vedere anche la forcella dei Denti di Terrarossa dalla quale si è saliti dall’Alpe di Siusi. Il percorso prosegue in cresta – e la via migliore è proprio la cresta sommitale, evitando troppe tentazioni laterali – molto spesso assumendo le sembianze di un sentierino. Meglio evitare di guardare troppo in giro se si soffre, anche solo leggermente, di vertigini: sguardo sul sentiero e camminare.

Superato questo primo tratto si scende leggermente arrivando a un arco nella roccia dal quale si ritrova l’attacco della ferrata. Questo è un primo tratto in cui fare attenzione: si tratta di una decina di metri in discesa verticale da disarrampicare con attenzione. Niente di drammatico ma eventuali neofiti potrebbero necessitare di un po’ di assistenza per trovare i giusti appigli per i piedi. Il cavo, sempre teso e in ottime condizioni, ben indica quale via seguire. Il sentiero continua esposto con un deciso peggioramento della tenuta della roccia. Il secondo passaggio di una certa difficoltà lo si incontra quando si tratta di disarrampicare in discesa un masso incastrato tra le rocce. Una corda appesa sul masso di sinistra (guardando in direzione del percorso) suggerisce il da farsi: disarrampicare faccia alla roccia prima il masso di destra, passare poi con i piedi dal lato della corda (chiari appigli) e poi scendere con la corda dentro la fessura. Anche qui vale la pena di prestare attenzione ad arrampicatori poco esperti. Il sentiero poi prosegue su un tratto in cui la roccia diventa molto più friabile.

 

L’ultimo tratto di una certa difficoltà è dato da una piccola protuberanza rocciosa che sembra dover essere disarrampicata. Prestando più attenzione si trova invece più in basso a destra un sentiero che la aggira. Giunti al termine della cresta si prende il sentiero che sale verso la Cima di Terrarossa e si arrampica facilmente aiutandosi con il cavo. Dall’alto la vista è spettacolare: si possono ammirare il Gruppo del Brenta, la città di Bolzano, il gruppo dell’Ortles, del Tessa, le Alpi Sarentine e le cime della Stubaital, la val Pusteria e Dolomiti ovunque: le Odle, la val Badia, il Sassolungo, il Lagazuoi, le Tofane, il Pelmo, la Marmolada e il Catinaccio. Per il ritorno si scende verso lo Scilliar seguendo gli ometti di pietra e si incontra poi il sentiero che a destra del massiccio scende verso l’Alpe di Siusi.

Denti di Terrarossa: bella ferrata da affrontare con la giusta attenzione

In conclusione ribadiamo quanto fin qui detto. Si tratta di un percorso tecnicamente abbordabile ma che va contestualizzato in un avvicinamento che può essere lungo e che necessita passo fermo. Eventuali condizioni di maltempo, nebbia, umidità o innevamento possono trasformare un percorso tecnicamente non difficile in un pericolo molto rilevante. Buona escursione!

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