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Dove immagini di essere? La domanda che Museion fa ai migranti ma che dovremmo porci noi

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01_Museion_Migranti_Foto Ivo Corra

“Dove immagini di essere?” è la domanda, indubbiamente suggestiva, che lo staff di Museion rivolgerà ai migranti a partire da domani pomeriggio, quando si terrà il primo di una serie di incontri che proseguiranno fino a giugno. Ma la domanda “Dove immagini di essere?” la si potrebbe (dovrebbe) rivolgere a tutti, non solo a coloro hanno lasciato la propria terra finendo, spesso casualmente, tra le Alpi. Mentre la risposta, può darla persino una visita “inattesa” compiuta proprio al museo d’arte contemporanea bolzanino.

Personalmente l’ho fatta diverse settimana fa, mentre mi aggiravo tra i corridoi per qualche motivo legato alla mostra di Vezzoli ancora da inaugurare. Nell’occasione ho visto tre ragazzi africani che venivano guidati da Sarah Greenwood tra le collezioni del museo. Ho chiesto dettagli e mi hanno detto che era un incontro con sei ragazzi del Gambia in preparazione per il progetto europeo “Museum as a Toolbox”.

Era una notizia? No, tanto che Museion non ha emesso comunicato, molti ragazzi africani frequentavano Museion da tempo, non solo il “passage”, non solo l’esterno per connettersi al wifi. Banalmente perché il museo diretto da Letizia Ragaglia è una struttura aperta che possono frequentare, e frequentano, tutti quelli che lo desiderano. I richiedenti asilo lo hanno fatto a lungo, quotidianamente e in varie forme. Insomma, non c’era nulla di straordinario, quindi non c’era notizia. La notizia è arrivata solo ieri, tramite comunicato stampa, perché sono iniziati gli incontri “ufficiali”.

Nelle settimana passate, invece, è passata l’idea che Museion fosse una struttura chiusa, persino “razzista” e proprio qui si torna al “Dove credi di essere?” Perché un luogo aperto come Museion è finito sui giornali di mezzo mondo come quello che “chiude il wifi perché lo usano i migranti”? Semplicemente perché, durante le vacanze di Natale, la dirigenza ha deciso di chiudere il wifi per problemi legati anche alla presenza degli immigrati attorno e dentro l’edificio. Una scelta non particolarmente lungimirante che ha spinto i media, non solo italiani, a buttarsi a pesce sulla notizia. Così, già a pochi minuti dalla sua diffusione, si è scatenato il dibattito sui social, proseguito nei giorni successivi sulla carta stampata.

Chi scrive considera ancora oggi molto criticabile la scelta di togliere il wifi, ma non si può negare che una delle poche strutture che per mesi ha accolto i rifugiati, senza lamentarsi pubblicamente e fornendo calore e wifi – servizi che non solo peculiari in un museo d’arte contemporanea – si è ritrovata a essere tacciata di “razzismo”, ovvero niente di più lontano dalla realtà.

Non serve, però, cercare un cattivo di turno, perché non c’è. I giornali non hanno mentito, la notizia c’era ed era quella “Museion ha tolto il wifi ai migranti”.

Forse occorre essere banali e ricordarlo con le parole di Karl Kraus: “I giornali hanno con la vita all’incirca lo stesso rapporto che hanno le cartomanti con la metafisica”. Il problema, quindi, non sono i giornali, che si limitano a fare cronaca come da contratto, ma quelli che li prendono troppo sul serio. Perché i media raccontano (o dovrebbero raccontare) l’eccezione, non la regola, quando l’uomo morde il cane, non quando il cane morde l’uomo. Raccontano l’eccezionalità, non la normalità. Per essere più espliciti, raccontano di quando Museion chiude il wifi, non quando ospita per mesi i rifugiati.

Quindi, forse, per capire dove “crediamo di essere” è meglio appoggiarci altrove, ai nostri occhi e, dove non arriviamo, affidandoci alla letteratura, all’arte, forse persino a quello contemporanea. Pare la chiamino cultura. I giornali hanno già i loro problemi e comunque, il giorno dopo si buttano. I romanzi si tengono in libreria, i quadri appesi alle pareti. Chi aiuta davvero a comprendere “dove crediamo di essere” o dove pensiamo di vivere?

Massimiliano Boschi

 

Ps: La notizia da comunicato stampa sarebbe questa: Domani iniziano gli incontri a Museion per i migranti. Sono condotti da Ivo Corrà (Museion) e si svolgono ogni due settimane il mercoledì. Primo appuntamento mercoledì 16/03 (dalle ore 15.30 alle ore 16). Per l’occasione Museion ha già raccolto diverse adesioni dai ragazzi che sono alloggiati presso l’hotel Alpi.

Infine, per chiudere la vicenda wifi-Museion, il servizio è stato ristabilito, anche se in versione ridotta e i rifugiati stanno tornando a frequentare le panche davanti all’ingresso del museo.

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