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Facebook e Cambridge Analytica, per Morozov si apre la stagione «Privacy as a service»

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Privacy as a service, la privacy come un servizio qualsiasi. Come un software. Così i diritti si trasformano in beni di consumo, acquistabili all’esigenza, ma solo da chi se lo può permettere. L’ipotesi di un Facebook a pagamento, Evgeny Morozov, l’aveva prevista mesi fa: una volta scoppiata la grana di Cambridge Analytica è ora lo stesso Marck Zuckerberg a parlarne. «Dopo aver fatto di tutto per distruggere la privacy, raccogliendo dati in ogni modo, ora ce la rivendono sotto la formula di privacy as a service, come un servizio qualsiasi per il quale probabilmente molti di noi sono pure disposti a pagare tra i 5 e i 10 euro al mese». Morozov è arrivato a Padova per incontrare gli studenti di Linguaggio Giornalistico del corso di Comunicazione. Ha spiegato loro com’è nata la sua specializzazione sui media digitali e come questa gli stia permettendo di coltivare spazi di liberà sui maggiori media globali, da The Guardian a Internazionale, semplicemente mettendo in discussione il positivismo della Silicon Valley. Poi, alla sera, a Palazzo Moroni, ha incontrato la cittadinanza per il ciclo «Tempi moderni. L’informazione all’epoca delle fake news», organizzato dal Comune di Padova con il patrocinio dell’Università.

«Il mio prossimo libro – ha raccontato a margine dell’incontro – si intitolerà Freedom as a service: è una suggestione che nasce da un fatto reale, un grosso gruppo dell’informatica che ha scelto questo nome per intitolare un proprio programma relativo ai migranti. Siamo alla privatizzazione dei diritti e tutto ciò appare normale a troppe persone». Morozov ha discusso a tutto campo dei pilastri dell’economia digitale: l’estrazione dei dati come strumento per la profilazione pubblicitaria, in primo luogo, ma anche come lavoro inconsapevole che tutti noi facciamo ogni giorno per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. «La soluzione – sostiene Morozov – non sta solo nella difesa della privacy, non è quello il punto. Dobbiamo immaginare invece una nuova piattaforma social, in cui la proprietà dei dati sia pubblica, che consenta alle Ong e ai cittadini di utilizzare gratuitamente quei dati per sviluppare nuova economia e alle aziende multinazionali di accedervi pagando grosse somme che finanzino poi lo sviluppo di una tecnologia democratica e pubblica». Siamo nel bel mezzo di una sfida tecnologica mai vista tra Usa e Cina che attraverso una decina di società, da Amazon a Uber, da Facebook a Google, per arrivare ad Alibaba, Tencent e Huawei, si stanno contendendo lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. «Servono capitali enormi – spiega Morozov – ma è una partita troppo importante: l’Europa non può semplicemente limitarsi a difendere i dati, deve proporre un modo nuovo per sfruttarli facendo restare la loro proprietà in mani pubbliche». Altrimenti ci ritroveremo tutti a pagare, ringraziando, 10 euro al mese a chi dalla Silicon Valley riuscirà a trasformare un nostro diritto in un servizio, la nostra fantastica e futuribile privacy as a service.

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