Quando la cultura incontra volontariato e innovazione: a Bolzano una giornata di studi

Luca Barbieri - 18 dicembre 2016

Ca’ Foscari raccoglie le foto di famiglia del colonialismo italiano

Luca Barbieri - 18 dicembre 2016

Fascisti e felpe delle SS in consiglio comunale. Bolzano laboratorio nazionale: la sfida si gioca nei quartieri italiani

Luca Barbieri - 18 dicembre 2016
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A Bolzano l’ultradestra gioca pesante. A decretarlo, più che le ultime elezioni comunali, che hanno assegnato a CasaPound il 6% dei consensi e tre consiglieri comunali, è una cronaca quotidiana fatta di provocazioni ignorate, pestaggi e mistificazioni storiche. L’ultima è lo sfoggio in consiglio comunale lo scorso 14 dicembre di una felpa con la scritta Charlemagne (che omaggia una delle più sanguinose divisioni delle Waffen SS) da parte del consigliere di CasaPound Andrea Bonazza. La denuncia è dovuta arrivare, a qualche giorno dalla seduta, dal gruppo Antifa Meran. In consiglio comunale, dove governa il centrosinistra, nessuno invece si era accorto di nulla. L’Anpi protesta e Bonazza replica bellamente sulla pagina Facebook dell’associazione nazionale partigiani

«Preferirò sempre indossare una felpa in onore di 1000 giovanissimi francesi morti, da soldati contro soldati, per difendere L’ Europa dall’aggressione sovietica e angloamericana, piuttosto che indossare un bavaglino che ricorda chi, come i partigiani italioti, ha seminato in Italia la guerra civile con bombe, attentati terroristici, stupri, stragi e uccisioni sommarie».
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Trentatre like alla risposta di Bonazza e alzata di spalle da parte della gran parte della società italiana altoatesina. «Son ragazzi, raccolgono le siringhe dai prati, ma poi saranno mica questi i problemi…». Sono i partigiani ad aver seminato in Italia la guerra civile… Vien da piangere. Ma non è ribattendo sul punto storico che si risolve il problema. E nemmeno pensando di regalargli libri di Fenoglio o Calvino. Ci basta aver orrore per ogni ideologia che esalta la bella morte e pensa che in questa terra alcuni uomini siamo più uomini di altri per sapere di essere dalla parte del giusto. Eppure…

Eppure aver ragione non basta. Anzi, a volte è un maledetto problema. Perché si rischia di non vedere come le radici della questione stiano nel mondo reale, politico, sociale ed economico. Si è creata un’enorme area grigia a Bolzano. Coltivata nel malessere e nel disagio di un gruppo, quello italiano, che si sente minoranza della minoranza (quella tedesca) e pressato dalle altre minoranze (gli stranieri, i migranti). Terra di confine, tra Nord e Sud d’Europa, i bolzanini vivono il malessere di sentirsi gli ultimi dei primi e rimpiangono i bei tempi andati quando Bolzano era un paese tranquillo. Come se ora fosse una metropoli…verrebbe da dire. Ma l’errore più grande sarebbe quello di non capire, non studiare, questo disagio. Lontano dal mercatino di piazza Walther, con una disoccupazione tripla rispetto a quella media sudtirolese, concentrata in quartieri anonimi e oggettivamente brutti anche se in una regione fantastica, gran parte degli italiani percepiscono – più che vivere oggettivamente – una condizione di perenne frustrazione. Spaesati, come ha scritto in un saggio il giornalista Lucio Giudiceandrea. Senza radici e un po’ incattiviti: nati qui non si sa perché (figli di una colonizzazione forzata ma rimossa e dimenticata), più poveri – anzi, meno ricchi – dei sudtirolesi di lingua tedesca. I quartieri dove CasaPound fa il pieno sono quelli dove, in una provincia dove il sì al referendum costituzionale ha preso il 63%, ha prevalso il No. Bolzano, città da 100mila abitanti, ha la complessità etnica di una metropoli. E periferie che vanno considerate e affrontate come tali. Dal basso. Per questo potrebbe essere significativo, questo laboratorio di Bolzano, anche a livello nazionale. Per questo vale la pena che il centrosinistra ci si soffermi un attimo. Se per motivi storici la destra a Bolzano è stata e rimarrà sempre forte, ridurre, riportare a fisiologica misura l’acqua stagnante in cui prospera, segnerebbe una via dalla quale ripartire. Nelle città e nelle periferie.

Il non farlo ci ha portato dove siamo ora. A sei mesi dalle ultime elezioni comunali, mentre l’élite italiana dibatte (e si divide fino all’atomo) sui massimi sistemi godendosi i pregi benestanti di un’atmosfera mitteleuropea, CasaPound ha preso spazio. Pestaggi (che hanno portato alle dimissioni di un consigliere di quartiere di CasaPound), una ignobile «marcia» lungo via Portici nel giorno dell’insediamento del consiglio comunale (che richiamava quella avvenuta quando i fascisti occuparono il Municipio defenestrando il sindaco Perathoner), simboli esibiti senza vergogna nell’indifferenza. Eppure non si può dire che non stia accadendo nulla: la buona amministrazione quotidiana di Renzo Caramaschi (Pd) attenta al lavoro e al sociale, può fare molto per migliorare la situazione; in Provincia l’unico assessore di lingua italiana, il vicepresidente Christian Tommasini, punta su cultura e volontariato per far crescere la coesione sociale con la giusta idea di ripartire dai quartieri. Ma è un progetto che ha bisogno di gambe, energie e uomini. Quelli che la sinistra una volta sapeva mettere in campo. E poi serve un ribilanciamento di risorse anche verso il capoluogo. Il divario di infrastrutture con i paesi vicini (a maggioranza di lingua tedesca) è stridente. Il più grande errore politico dell’Svp, sarebbe quello di lasciare spazio e fiato a una questione etnica che vorremmo seppellire con il Novecento. Proprio come il fascismo e il nazismo.

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