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Festival Livres en tête, Pennac e gli audiolibri

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Dal 16 al 19 novembre una piccola aula della Cité de la mode e il vecchio refettorio dei Cordeliers (i Francescani francesi) hanno ospitato il Festival Livres en tête. Un programma abbastanza snello, due eventi al giorno, ma a suo modo piuttosto impegnativo. Si tratta di un festival della lettura ad alta voce con presidente onorario Daniel Pennac, la cui presenza garantiva un certo interesse alla “degustazione letteraria” a cui partecipava. Pennac, un altro scrittore (nome non pervenuto), un’editrice d’audiolibri (Valérie Levy-Soussan) e un’interprete di libri (Félix Libris) componevano un giuria che insieme al pubblico, non troppo numeroso, degustava alcuni brevi brani registrati serviti in tre portate: brani semplici di testi diversi, stesso brano e differenti interpreti, brani recitati dall’autore. 

Piuttosto difficili da capire le registrazioni provocavano un certo torpore, per non dire che erano soporifere. I commenti al contrario erano chiari e molto vivaci. Gli ospiti godevano tutti di un certo spirito, comunque non sufficiente a stimolare l’ascolto di audiolibri in altre sedi, ma utile a mostrare in quanti modi può essere raccontata una storia: in quanti modi può essere interpretata a seconda del significato che si privilegia per certe parti del testo, a seconda dei tempi di lettura e a seconda dell’intonazione. 

Tra i tanti c’era un brano di un libro per bambini – Kamo e l’idea del secolo di Pennac che lo stesso autore recitava. Era abbastanza facile da capire. Come qualcuno ha commentato, la lettura rendeva bene l’avidità e l’ansia dello scrittore di fare conoscere il proprio testo e valorizzarlo in modo da renderlo al meglio possibile, perché di per sé il testo non è mai esauriente, non lo è senza una voce e senza una persona.

La voce un po’ stanca, ma solo apparentemente appesantito dagli anni, Pennac cammina ancora bello dritto e ben piantato a terra nonostante le fatiche spese in molti anni a scuola e a raccontare una Belleville quasi fiabesca e purtroppo esaurita e senza seguito.

Ci ha lasciato, però, tutti gli strumenti per continuare a sognarla. E come ci ricorda “se si vuole davvero sognare, bisogna svegliarsi”.

Sempre multietnica, frizzante e caotica in rue e boulevard Belleville ma tranquilla e più residenziale in prossimità del Parc de Belleville. Inglobata a Parigi nel 1859, insieme ad altri paesi che circondavano l’allora territorio comunale, venne divisa amministrativamente tra quattro arrondissements. Ma quando qualcosa è solido ed ha una storia, difficilmente si riesce a frammentare e infatti ancora, e Pennac non lo trascurava, si trova una Belleville che arriva fino a rue Oberkampf e a Place des fêtes, sempre unica e indivisa.

In assenza di un ulteriore capitolo, solo tornandoci, solo toccandola con mano si riesce ad aggiornare, a rivivere e a scorgere una nuova prospettiva di quel clima quasi onirico.

Mattia Gusella

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