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Giornata mondiale dell’acqua: un brindisi al rubinetto

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A meno che non siate amanti delle bollicine (che però vi avverto – se avete problemi di gastrite – non sono il massimo) andare al supermercato per acquistare litri e litri di acqua è ciò che tecnicamente si chiama uno “sbattone”.

Pensateci: dovete vestirvi, uscire, prendere l’auto, afferrare un pacco di 6 bottiglie che pesa di norma 9 chili (se non dodici) pagare una cifra esorbitante (se pensate al prezzo dell’acqua pubblica) tornare a casa. E poi schiacciare le bottiglie e portarle nella campana del riciclaggio (perché mica pensiamo che siate poco ecosensibili).Etc etc etc…

Volete mettere la facilità di prendere un bicchiere e aprire il rubinetto?

Questo ragionamento un po’ radical-chic (soprattutto oggi 22 marzo Giornata mondiale dell’acqua) ha però una premessa imprescindibile: l’acqua che arriva al vostro rubinetto deve essere quantomeno decente. Ho sempre vissuto in città che godevano di questo privilegio. Merito di amministratori che a fine Ottocento si sono preoccupati di garantire alla loro città una fonte di acqua pura che arrivasse direttamente dalle Alpi. Ed è un parametro che entra a far parte dritto dritto della misurazione della qualità della mia vita.

Recentemente sono stato in Libano e in Kosovo. In entrambi i paesi l’acqua delle falde è imbevibile: inquinata dall’assenza di un sistema fognario, dall’utilizzo intensivo di prodotti chimici. Poter utilizzare o meno l’acqua del rubinetto per lavarti i denti e bere un sorso alla notte, è quello che ti fa capire di essere in un paese povero o ricco.

Per questo l’acqua, il suo utilizzo, la sua distribuzione, la sua qualità, è un tema politico. Per questo dobbiamo continuare a pretendere che acquistare l’acqua al supermercato sia una possibilità non una cosa cui siamo costretti.

Andc

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