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I matsuri dell’estate giapponese: tra folclore e tradizione

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L’estate in Giappone è tempo di matsuri.

Matsuri è il termine che qui si usa per indicare le popolari feste tradizionali che, soprattutto in questa stagione, animano il paese. Quasi ogni città, grande o piccola che sia, ne ha almeno uno. Questi festival hanno spesso origini religiose legate al culto dello Shintoismo e talvolta vengono tenute in onore del kami locale (una sorta di divinità), la cui statua viene portata per le strade della città in spettacolari processioni. È questo il caso di alcuni tra i più importanti e famosi matsuri del paese, tra cui i tre grandi matsuri di Tokyo (Sanja Matsuri, Kanda Matsuri, Sannō Matsuri) e il Tenjin Matsuri di Osaka durante il quale si tengono il Rikutogyo, una processione di 3 chilometri cui partecipano circa tremila 3.000 persone in costume storico, e il Funatogyo, una processione di circa 100 barche lungo il fiume Okawa. Il più famoso matsuri del paese è forse il Gion Matsuri di Kyoto, il cui evento culminante è una grandiosa parata di enormi carri allegorici che, secondo la tradizione, fu allestita per la prima volta nell’869 in onore del dio scintoista Susanoo per invocare il termine di una terribile epidemia. Degno di nota è anche il Yuki Matsuri di Sapporo, ovvero il festival della neve (il quale però si tiene ovviamente in inverno, a febbraio) che, grazie alle sue meravigliose sculture di neve e ghiaccio alte anche 25 metri, richiama ogni anno nel capoluogo dell’Hokkaido migliaia di visitatori da tutto il mondo.

Partecipare ad un matsuri, immergendosi nel fiume di gente che si riversa entusiasta per le strade della città è, a mio avviso, un’occasione unica di apprezzare il folclore locale e la magica atmosfera tradizionale giapponese.

Lo scorso week-end si è tenuto qui a Yonago il Gaina Matsuri (letteralmente “Grande Festa”). Yonago non è di certo una grande città e nemmeno una consueta meta turistica, di conseguenza il suo Matsuri non è sicuramente fra i più noti; tuttavia richiama una quantità incredibile di persone anche dalle località vicine e non manca certo di attrattive. Avervi preso parte è stata un’esperienza sicuramente coinvolgente e credo sarà uno dei ricordi più belli che porterò con me.

I festeggiamenti sono stati aperti da una parata nella strada principale della città in cui un gruppo di donne con costumi dai colori sgargianti si muoveva all’unisono al ritmo delle percussioni. A seguito delle danzatrici, tre portatori di mantou lasciavano gli spettatori (ma soprattutto chi, come me, li vedeva per la prima volta) a bocca aperta.

I mantou assomigliano ad una sorta di “vele” formate da almeno una trentina di lanterne in carta. Un lungo palo di bambù, alto talvolta anche una decina di metri, sorregge la struttura. Ad esso sono legati trasversalmente una serie di bambù più sottili cui sono appese le lanterne. Si tratta delle vere, classiche lanterne tradizionali in carta, con vere candele dentro. Queste enormi e piuttosto pesanti strutture vengono abilmente portare in equilibrio sul palmo della mano o su una spalla, sulla testa, sul petto, su un fianco, ecc., i più abili allungano il palo portante, facendole sollevare per diversi metri, nello stupore di chi assiste allo spettacolo.

(portatori di mantou)

L’evento culminante dei festeggiamenti del Yonago Gaina Matsuri è proprio la parata notturna dei mantou. Il sabato sera, lungo la strada che porta al grande piazzale della stazione ferroviaria, numerose “squadre” di venti o più persone, che si alternano nel portare il mantou, si sfidano a tempo si musica. Ogni squadra è sponsorizzata da aziende o attività commerciali locali, il cui loro logo, spesso un kanji, viene stampato sulle lanterne. La musica inizia, i mantou vengono sollevati e parte la sfida. Dopo alcuni minuti la musica si ferma, le squadre avanzano lungo la strada cambiando posizione, quindi la gara ricomincia e così via per diverse ore. Ma non cadono mai? Certo! Anzi, succede spesso che l’intera struttura finisca per terra, a volte anche in mezzo alla folla. Verso la fine della serata infatti si possono notare diverse lanterne spente. Per limitare le cadute alcuni membri del gruppo usano grossi ventagli che tengono bilanciati i mantou o aiutano talvolta i portatori in difficoltà con bastoni a forma di croce. Una delle cose più stupefacenti è che ci sono anche delle versioni più piccole, dei mini-mantou, che vengono portate da gruppi di bambini e bambine, anche molto piccoli, ma non di certo meno abili.

(lanterne illuminate durante la parata notturna)

Tutt’intorno si respira un’allegra aria di festa. Ai lati delle strade una serie infinita di bancarelle propongono le delizie più svariate, come gli yakitori, spiedini di pollo alla griglia, o i takoyaki, palline costituite da un impasto cremoso e contenenti pezzetti di polpo, una famosa specialità originaria di Osaka. Oltre ai tradizionali dolci e alle granite, cui si ricorre spesso visto il caldo, si vedono molti bambini o ragazzini andare in giro mangiando orgogliosamente un fresco cetriolo infilato in uno stuzzicadenti, proprio come se fosse un gelato… incredibile!

(takoyaki)

A completare l’atmosfera, rendendola più caratteristica che mai, ci sono i bellissimi yukata (una sorta di versione estiva e più informale del famoso kimono), sfoggiati da tutte le donne, dalle bimbe alle signore. Questi vestiti tradizionali hanno i colori più sgargianti, sono decorati spesso con bellissime fantasie floreali e chiusi dall’immancabile obi, la classica cintura annodata sulla schiena a formare enormi fiocchi, in cui viene talvolta infilato un ventaglio. Le ragazze portano anche i capelli raccolti in elaborate acconciature, magari completate con qualche fiore. Ai piedi ovviamente le caratteristiche geta, le tradizionali infradito con la suola in legno. Spesso anche gli uomini portano la versione maschile di questo vestito. È bellissimo osservare le coppie o le famiglie passeggiare insieme indossando questi meravigliosi vestiti tradizionali.

I due giorni di festa si concludono la domenica sera con gli immancabili fuochi artificiali che vengono lanciati da una imbarcazione sul lago Nakaumi, creando meravigliosi riflessi sull’acqua che rendono lo spettacolo davvero suggestivo. Spettacolo che inoltre ho avuto il privilegio di osservare dalle rovine del vecchio castello, che si trova sulla sommità di una collina proprio di fronte la lago. Il panorama della città illuminata e le luci della festa, oltre che la salita in mezzo al bosco, nel buio, armati di pile elettriche, è stato uno dei momenti più belli e suggestivi del mio Giappone.

Forse le parate, le bancarelle, i fuochi artificiali sono molti elementi che potrebbero far pensare che un matsuri non sia niente di più di una versione giapponese delle nostre sagre paesane, tuttavia, forse per l’atmosfera e il folclore o forse per l’entusiasmo contagioso delle persone che vi partecipano, credo che questi festival estivi esprimano a pieno la tradizione giapponese e un po’ anche lo spirito nazionalista di questo paese. Essere parte di un matsuri, secondo me, significa davvero “immergersi” nel Sol Levante.

Susi Zatti

Tre video: la parata d’apertura, portatori di mantou, la parata notturna

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