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Investire in Etiopia, investire l'Etiopia

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Articolo pubblicato sul Corriere dell’Alto Adige il 6 agosto 2011

La Caritas di Bolzano raccoglie fondi per l’emergenza umanitaria nel Corno d’Africa, ma intanto l’altoatesina Fri— El Green Power si aggiudica 30.000 ettari di terreno in Etiopia. Sottraendo, a detta delle associazioni umanitarie, importanti appezzamenti di terreno che, coltivati, potrebbero contribuire a attenuare la gravissima carestia in atto in Kenya, Etiopia e Somalia che coinvolge 12 milioni di persone.

Una buca scavata per dissetare il bestiame in Etiopia. Foto di Surviving International tratta da www.corriere.it

L’azienda di Josef Gostner, specializzata in energia pulita, ha acquistato il terreno grazie a un piano avviato nel 2009 dal governo etiope che prevede la cessione a società straniere di complessivi 35.000 chilometri quadrati di superficie agricola, un’area grande più della regione Lombardia. I soggetti stranieri potranno usufruirne per un periodo compreso fra i 50 e i 99 anni, come ha chiarito il ministro dell’Agricoltura etiope Abeda Deressa. A rendere nota la notizia è il sito web del Corriere della Sera, cui l’amministratore delegato della società bolzanina ha spiegato la filosofia dell’investimento intrapreso nel continente nero. «Abbiamo cambiato la nostra idea iniziale di coltivare piantagioni destinate alla produzione di energia, trasformandole in coltivazioni estensive di prodotti alimentari» ha chiarito Gostner. «Produrremo mais, soia, palma da olio e canna da zucchero che saranno totalmente destinati al mercato interno dell’Etiopia e saranno così di aiuto a fronteggiare sia i periodi di emergenza alimentare durante le carestie, sia a sostenere nei periodi normali le popolazioni che vivono lontano dalle zone fertili della Valle dell’Omo» ha spiegato Gostner a Corriere. it.

La filosofia di Fri— El in Etiopia non convince tuttavia le associazioni umanitarie che dall’inizio dell’emergenza operano nel Corno d’Africa, prestando aiuto alle popolazioni e tentando di porre rimedio alla carestia in atto. «Questo genere di prodotti alimentari non servono quando è in corso una carestia perché hanno un basso contenuto proteico. Servirebbero invece latte e alimenti proteici» spiega Gianfranco De Maio, responsabile medico di Medici Senza Frontiere. Su toni meno accusatori ma sempre perplessi la Caritas bolzanina. L’associazione altoatesina ha comunicato proprio ieri di aver raccolto un milione di euro con il contributo di Provincia e Fondazione Cassa di Risparmio. Fra la popolazione altoatesina sono stati raccolti 870.000 euro, vale a dire una media di 1,5 euro per abitante, neonati e pensionati compresi. A questi si sommano i contributi della Fondazione Cassa di Risparmio (30.000 euro) e della Provincia (100.000 euro). Un investimento che cozza con l’operazione di investimento messa in campo dalla Fri— El nel continente nero grazie al piano del governo etiope. «L’Africa è da sempre, non da ieri, un continente sfruttato, e il capitalismo esiste da sempre. Non sta a noi giudicare se questo sia giusto o meno» spiega Fabio Molon, responsabile dell’Ufficio esteri d i C a r i t a s D i o c e s i d i Bolzano— Bressanone. «Si può discutere se sia giusto o meno andare a investire in un Paese come l’Etiopia, ma il capitalismo è anche questo. Il nostro lavoro non è tanto quello di impedire che questo accada, bensì quello di aumentare il potere contrattuale delle popolazioni locali nei confronti dei rispettivi Stati e governi» precisa Molon.

Silvia Fabbi

3 comments

  1. Purtroppo le dinamiche sono più complesse. L’anno scorso l’Etiopia ha esportato mais (probabilmente mais bianco) nonostante tutto. Probabilmente per bisogno di moneta forte o altro. In ogni caso non hanno esportato aziende straniere.
    Il mais usato come mangime serve sicuramente ad aumentare l’apporto energetico della razione animale, proprio per far si che l’apporto proteico possa trasformarsi in muscolo e quindi in carne. L’etiopia produce proteine vegetali e vi ricordo che è esportatore netto di fagioli bianchi, destinati alla produzione di backed beans per il mercato anglosassone. I fagioli bianchi sono una possibilità importante per gli agricoltori per introitare moneta. E’ un tipo di fagiolo che non viene consumato localmente, ha un cilco produttivo breve e per questo permette di “scappare” alla siccità, e quindi dare una produzione certa. Inoltre la raccolta avviene in concomitanza con l’inizio delle scuole e permette ai genitori di avere liquidità per garantire gli studi ai figli.
    L’etiopia ha tanta terra ma bisogna renderla coltivabile, livellare i terreni, pulirli e fare impianti di irrigazione, quindi immobilizzando molto capitale. Alla fine, 75 anni di concessione garantiscono al governo che aziende private sistemino i terreni e li tengano coltivati in modo efficiente con alte rese, più alte di quelle che garantiscono i piccoli produttori. Io non sarei così pessimista sull’importanza delle concessioni. Ovvio che tutti devono avere un tornaconto.
    L’etiopia è un bel paese dove investire. Gli italiani sanno farsi volere bene e raramente sono visti come sfruttatori. Da dipendente di aziende che hanno investito in Etiopia, sono sempre stato accolto dalle persone a braccia aperte e c’è sempre stato uno scambio equo e umano. Poi ognuno è libero di pensarla come vuole.

  2. grazie per il tuo contributo. solo un insider, naturalmente, puo capire fino in fondo le implicazioni e i pro e i contro di investire all’estero e nello specifico in Africa, da italiani. quindi grazie per i tuoi chiarimenti.

    1. e no non ci siamo .Cina .Emirati arabi e multinazionali fanno shopping di terra all’apparenza senza valore poi trasformano il tutto in denaro la gabbola e che il prodotto è destinato al mercato estero,non mi si faccia poi vedere in tv vedere la denutrizione prendendomi in giro non credete che un minimo di quella parte di intelligenza di qui simo forniti ci faccia se no altro meditare

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