I matsuri dell’estate giapponese: tra folclore e tradizione

Redazione - 8 agosto 2011

Lisboa, manituana

Redazione - 8 agosto 2011

Investire in Etiopia, investire l'Etiopia

Redazione - 8 agosto 2011
empty image
empty image

Articolo pubblicato sul Corriere dell’Alto Adige il 6 agosto 2011

La Caritas di Bolzano raccoglie fondi per l’emergenza umanitaria nel Corno d’Africa, ma intanto l’altoatesina Fri— El Green Power si aggiudica 30.000 ettari di terreno in Etiopia. Sottraendo, a detta delle associazioni umanitarie, importanti appezzamenti di terreno che, coltivati, potrebbero contribuire a attenuare la gravissima carestia in atto in Kenya, Etiopia e Somalia che coinvolge 12 milioni di persone.

Una buca scavata per dissetare il bestiame in Etiopia. Foto di Surviving International tratta da www.corriere.it

L’azienda di Josef Gostner, specializzata in energia pulita, ha acquistato il terreno grazie a un piano avviato nel 2009 dal governo etiope che prevede la cessione a società straniere di complessivi 35.000 chilometri quadrati di superficie agricola, un’area grande più della regione Lombardia. I soggetti stranieri potranno usufruirne per un periodo compreso fra i 50 e i 99 anni, come ha chiarito il ministro dell’Agricoltura etiope Abeda Deressa. A rendere nota la notizia è il sito web del Corriere della Sera, cui l’amministratore delegato della società bolzanina ha spiegato la filosofia dell’investimento intrapreso nel continente nero. «Abbiamo cambiato la nostra idea iniziale di coltivare piantagioni destinate alla produzione di energia, trasformandole in coltivazioni estensive di prodotti alimentari» ha chiarito Gostner. «Produrremo mais, soia, palma da olio e canna da zucchero che saranno totalmente destinati al mercato interno dell’Etiopia e saranno così di aiuto a fronteggiare sia i periodi di emergenza alimentare durante le carestie, sia a sostenere nei periodi normali le popolazioni che vivono lontano dalle zone fertili della Valle dell’Omo» ha spiegato Gostner a Corriere. it.

La filosofia di Fri— El in Etiopia non convince tuttavia le associazioni umanitarie che dall’inizio dell’emergenza operano nel Corno d’Africa, prestando aiuto alle popolazioni e tentando di porre rimedio alla carestia in atto. «Questo genere di prodotti alimentari non servono quando è in corso una carestia perché hanno un basso contenuto proteico. Servirebbero invece latte e alimenti proteici» spiega Gianfranco De Maio, responsabile medico di Medici Senza Frontiere. Su toni meno accusatori ma sempre perplessi la Caritas bolzanina. L’associazione altoatesina ha comunicato proprio ieri di aver raccolto un milione di euro con il contributo di Provincia e Fondazione Cassa di Risparmio. Fra la popolazione altoatesina sono stati raccolti 870.000 euro, vale a dire una media di 1,5 euro per abitante, neonati e pensionati compresi. A questi si sommano i contributi della Fondazione Cassa di Risparmio (30.000 euro) e della Provincia (100.000 euro). Un investimento che cozza con l’operazione di investimento messa in campo dalla Fri— El nel continente nero grazie al piano del governo etiope. «L’Africa è da sempre, non da ieri, un continente sfruttato, e il capitalismo esiste da sempre. Non sta a noi giudicare se questo sia giusto o meno» spiega Fabio Molon, responsabile dell’Ufficio esteri d i C a r i t a s D i o c e s i d i Bolzano— Bressanone. «Si può discutere se sia giusto o meno andare a investire in un Paese come l’Etiopia, ma il capitalismo è anche questo. Il nostro lavoro non è tanto quello di impedire che questo accada, bensì quello di aumentare il potere contrattuale delle popolazioni locali nei confronti dei rispettivi Stati e governi» precisa Molon.

Silvia Fabbi