Pensieri Riflessi Varie 29 marzo 2012

Padova - Manifestazione delle donne "Se non ora, quando?". ©Nicola Fossella

Cosa sarebbe un giornale senza le immagini? Nulla, niente, un prodotto invendibile, illeggibile.

Ebbene, cosa sarebbero i giornali senza i fotografi? Nulla, niente, prodotti di carta assolutamente invendibili, illeggibili.

Il fotografo e le sue immagini sono essenziali, indispensabili.

Eppure! Nei fatti non sembra essere affatto così.

Sempre più spesso si leggono articoli di denuncia, sui social network ovviamente mai sui giornali italiani, che trattano la questione della firma delle immagini.

Le immagini sui giornali molto di rado riportano il nome dell’autore.

A mio modo di vedere questo non è il problema principale, è solo la punta dell’iceberg, che testimonia una situazione molto più grave, che coinvolge i fotografi delle nostre testate giornalistiche.

Quindi adesso cercherò di spiegarvi la situazione reale e perché la firma dell’autore non viene considerata atto dovuto e perché non sia il vero problema.

Come viene fatto un giornale?

Il giornale è fatto dai giornalisti, che scrivono, e dai fotografi che vi allegano le foto.

I primi sono inquadrati come dipendenti o collaboratori, i secondi come semplici fornitori di servizi. I fotografi sono sullo stesso piano del venditore di cartucce per le stampanti. Questo cosa comporta? Semplice: nessun contratto di categoria può essere applicato, perché non c’è nessuna categoria a cui applicare il contratto. Il giornalista deve essere iscritto all’Ordine dei giornalisti per cui su di lui vigono le leggi e le regole dettate dall’Ordine, e di conseguenza essi sono protetti dal sindacato dei giornalisti.

I prezzi dei pezzi dei giornalisti sono regolati, hanno dei minimi, se pur bassi. I prezzi delle fotografie sono liberi. Libero mercato. Pessimo mercato.

Il giornalista deve essere iscritto alla categoria, il fotografo può essere uno qualunque preso su dalla strada e messo a fare delle foto.

Poca professionalità, improvvisazione, delegittimazione della professione. Impoverimento.

I contratti che molti giornali fanno firmare ai fotografi sono pura carta straccia, sono redatti dall’amministrazione e imposti. Non essendoci un regolamento da seguire la discussione sui vari punti è inutile ed impossibile da sostenere, il tutto diventa un prendere o lasciare. Tutto ciò che viene scritto su quei pezzetti di carta, chiamati contratti, è assolutamente a favore solo della proprietà. “Il fotografo deve, il fotografo deve, il fotografo deve…. “ e via così fino alla firme.

Quindi una volta ogni due o tre anni i fotografi dei giornali si incontrano con le proprietà e ridiscutono i contratti, al ribasso ovviamente. Non c’è via di scampo. Da quando faccio questo mestiere, da più di 15 anni, ho visto solo calare il mio reddito da giornale.

Mai una volta che, visto l’aumentare continuo del costo della vita, ho migliorato il mio compenso. Anzi.

La scusa è sempre quella, la crisi. Ma quale crisi? I giornali non sono in perdita, altrimenti tutti sarebbero già chiusi da un pezzo. O meglio, se volete, le proprietà dei giornali non sono mai in perdita.

Dunque chi c’è dietro un giornale, un editore voi direte? No sbagliato. Non esistono editori. Esistono solo imprenditori. Tutti loro posseggono oltre ai giornali molte altre attività, di solito redditizie. Il giornale è solo la ciliegina sulla torta, la spilla con il diamante da portare sulla giacca. Forse un vanto. Ma com’é che la maggior parte dei giornali hanno i bilanci in perdita? Mah. Misteri. Eppure le altre società dei nostri prodi cavalieri d’industria sono delle macchine da soldi. Che forse a questi bravi capitani serva una qualche attività in passivo per giustificare strategie economiche particolari? Basta andare a vedere on line i bilanci pubblicati dagli stessi imprenditori. Umm leggo ..leggo e il sospetto diventa certezza nella mia testolina molto arrabbiata. Quindi, per esempio prendiamo il gruppo Caltagirone,   possiede diverse società dal fatturato sicuro, operanti soprattutto nel campo dell’edilizia e dei manufatti cementiferi. In più ha  molti giornali tra cui “Il Messaggero di Roma “, Il Mattino”, Napoli e Campania, “Il Gazzettino”, diffuso in Veneto, “Leggo”, che fino a qualche mese fa era un free-press diffuso nelle principali città italiane, quasi tutti in passivo.

Strano.

Padova - Via Nicolo Tommaseo- Il barbieri. ©Nicola Fossella

Questo solo per farvi capire che la storia dei giornali in crisi, dal mio punto di vista, è gonfiata e strumentalizzata al fine di ottenere solo un maggior guadagno. Si dichiara lo stato di crisi della società e cosi si è liberi di praticare tagli al personale, evitare assunzioni, imporre unilateralmente la riduzione dei costi dei servizi(vedi i fotografi).

Ecco perché è conveniente  tenere un giornale in passivo.

Questa è la mia versione dei fatti ma per la par condicio vorrei riportare anche un’altra versione.

Ecco la versione degli imprenditori/editori.

I veri problemi sono i costi di produzione alle stelle.

Quindi la carta, l’inchiostro, i tipografi, i distributori.

I dannati giornalisti che vogliono essere pagati 1500/2000 euro al mese e vogliono essere anche regolarmente assunti come professionisti.

Il calo degli introiti della pubblicità .

Ah dimenticavo, scusate,  quei mangia pane a tradimento dei fotografi che esigono 20/25 euro lordi a servizio e un contratto della durata di almeno due anni.

Condizioni avverse del mercato.

Eh si è impossibile per un imprenditore avere un giornale in attivo.

Potrei smontare ad una ad una queste false affermazioni, mi limiterò al minimo, se no sembro troppo arrabbiato e di parte.

Il costo della carta: è una variabile da prendere in considerazione certo, ma se si guardano i bilanci annuali dei gruppi editoriali(Caltagirone per esempio) si scopre che il suo prezzo è in discesa libera da almeno due anni .

I giornalisti: le redazioni sono assolutamente carenti di personale, i giornalisti assunti sono  lo strettissimo necessario. Una rarità. Infatti la maggior parte dei pezzi sulle pagine dei giornali sono scritti dai collaboratori, giornalisti che vengono pagati dai 4 ai 20 euro lordi a pezzo e tenuti precari.

I fotografi: sono pagati dai 15 ai 25 euro lordi a servizio. Non sono assunti e non hanno contratti di collaborazione, ma bensì solo accordi economici. Essendo liberi professionisti hanno a loro carico l’attrezzatura, che può avere un costo sui 7/8 mila euro . Inoltre il loro guadagno è in costante diminuzione. Io 10 anni fà guadagnavo 50 euro a servizio ora ne prendo 23. Gli imprenditori/editori non potendo più abbassare il compenso nominale per il singolo servizio, hanno eliminato il concetto di servizio.

Le amministrazioni stanno imponendo i contratti a forfait, senza copertura legale di responsabilità civile per il fotografo. Vuol dire che un giornale locale ti dà ¾ mila euro per tutto il lavoro, se qualcuno ti denuncia perché hai violato la sua privacy, sono affari tuoi. Ma qui si scopre un altro problema. Tu fotografo per contratto non puoi rifiutarti di scattare una foto.

Quindi più servizi, visto che sono gratis, meno guadagno per il fotografo, più rischio di imbattersi in cause molto costose, meno rischi e spese per il giornale.

Visto come stanno le cose, non vi stupirete se le immagini non vengono firmate.

E a questo punto non ritengo neanche necessario che lo siano, anzi forse dopo aver letto alcuni contratti di fornitura immagini imposti e firmati, dico che é meglio che le immagini non siano firmate.

Sarebbe come pretendere che il lavoro del fotografo sia considerato rispettabile.

Non lo è più.

Certo auspico un fermo cambiamento della condizioni della professione ma sinceramente non lo credo possibile. Non c’è una categoria, non c’è un sindacato, non c’è neanche una vera volontà dei fotografi di cambiare le cose.

Per cui, perché rompersi la testa sulla firma, poi magari vengo anche denunciato e condannato per aver scattato quella foto? Ci sono problemi molto più gravi della firma sotto le foto.

Sono arrabbiato.

Ma sono ancora convinto che questo è il lavoro più bello che posso fare ed è per questo che ancora resisto..

resisto..resisto..

Padova- Festa giovanile "Botelon"- ©Nicola Fossella





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Nicola Fossella

(8) Readers Comments

  1. bello, grande nick

  2. Ad essere onesto, io un giornale senza foto lo comprerei lo stesso, ma forse sono strano io, che farei addirittura a meno dei notai, e mi aspetterei qui “diari di viaggio e reportage dal mondo”.
    Ma a proposito di notai, mi sembra di capire la differenza stia tutta li’, carissimo, nella mancanza di coesione all’interno della professione, di un sindacato, di qualunque leva che tenga l’editore per le palle. O forse non stiamo parlando di una realta’ aziendale, il cui fine ultimo e solo mi si insegna e’ il profitto, la differenza tra ricavi e costi, da massimizzare i primi e ridurre gli ultimi. Perche’ mai dovrei pagarti piu’ di quello che tu o chi per te e’ disposto ad accettare? “Guarda, l’altra volta t’ho dato venti, ma ‘sto giro le foto mi piacciono, ti va bene cinquanta?” Chiamerei un’ambulanza.
    “Cento carte o le foto non te le da’ nessuno” suona meglio, no?
    Rimarrei solo io a legger le notizie, e io in edicola mica ci vado, sta tutto online.

  3. http://www.linkiesta.it/blogs/nel-mirino/la-fotografia-e-giornalismo-ma-i-quotidiani-italiani-non-se-ne-sono-ancora-accorti

    Mi permetto di riportare questo link letto giusto ieri che parla delle stesse cose. Come fanno tanti di noi.
    Parliamo, ma in pratica facciamo poco, per diversi motivi: un po’ perchè ormai lavorando sotto ricatto abbiamo paura di perdere anche quel poco che abbiamo, un po’ perchè a parte le belle parole poi ognuno guarda il suo orticello. Io penso che volendo qualcosa si potrebbe fare, che se ci fosse volontà comune di raggiungere dei risultati per quel che riguarda la tutela della professione e della professionalità lo si potrebbe fare: magari non ne godrò io e magari molte cose cambieranno, dove c’era da mangiare poco per 10 mangeranno meglio in 4, o chissà cos’altro.
    Ma alzi la mano chi è davvero disposto a fare qlcs.

    • Guarda il problema è grande , grandissimo.
      Il fotografo non è riconosciuto come figura professionale, è un fornitore di servizi. Nonostante ci sia la possibilità di iscriversi all’ordine dei giornalisti, poi materialmente questa iscrizione non porta nessun beneficio. Non ci sono politiche concrete di azione a nostro favore, solo bla bla bla. Per esempio, se partecipi a qualche seminario o dibattito organizzato dal sindacato dei giornalisti, sulla professione del foto giornalista, questi incontri sono solo un lungo elenco di doveri deontologici da seguire. Molto ipocriti. Devi fotografare secondo la legge vigente sulla privacy, ma se guardi il giornale ci sono decine di foto che la violano palesemente. Sono gli stessi giornalisti che ci obbligano a violare la legge sulla privacy. E quindi di cosa stiamo parlando e con chi?
      Mah, io non ci credo più a tutti questi bla bla bla….
      E poi se ci mobilitiamo, come abbiamo provato a fare già qualche tempo fa, esce sempre qualche fotografo che non segue il gruppo e quindi vanifica tutte le buone intenzioni..
      La vedo dura..durissima..

      • …Sono daccordo con il tuo punto di vista, ma credo che l’importante sia il nostro modo di rapportarci con la nostra professione, mi permetto di dire che ho quarantotto anni, sono entrato la prima volta in camera scura all’età di quattordici anni, e di cose ne ho viste e sentite tante, fotoreporter per professione, ho seguito tanti corsi di specializzazione, ho sostenuto il corso per giornalista pubblicista, e nonostante tutto in Italia non interessa nulla a nessuno.
        oggi vige la regola del tutto e tanto, a questo aggiungi la realtà della totale mancanza di cultura dell’immagine, Tendenza al ribasso nella qualità, ingordigia professionale e pressapochismo per ultimo la tendenza alla moda del Citizen Jurnalist, ed ecco che si verifica quello che sta succedendo alla professionalità.

  4. …grande Nik …e grazie!!!

  5. Grande Nik non sei altro che uno “scattino di merda” perchè è questo il pensiero che hanno tanti giornalisti professionisti (sic!!!)…. Un grande giornalista come Ettore Mo si è ricreduto sulla categoria dei fotogiornalisti (o fotopeporter che dir si voglia) quando ha iniziato a viaggiare con Luigi Baldelli: “da fotogiornalista vede cose che io non vedo”. La grande soddisfazione è comunque quella che mi hanno dato alcuni collaboratori del Mattino di Padova (oggi giornalisti professionisti in altre testate) che ancor oggi mi dicono “se non ci fossi stato tu accanto a me quando mi mandavano allo sbaraglio oggi non farei questa professione”: allora vuol dire che, nonostante fossi uno scattino di merda, un po’ di mestiere lo sapevo fare anch’io. Per contro ancora non riesco a spiegarmi come qualcuno di questi “colleghi” (quando si tratta di difendere i loro interessi – professionisti – siamo tutti colleghi, quanto si tratta di difendere la parte debole – i pubblicisti – allora tirano indietro le terga) … abbia fatto carriera quando aveva paura della propria ombra e mandava avanti me, lo scattino di merda. Quanto alla privacy lasciamo perdere: pensa solo all’infanzia “senza volto”, non si possono fotografare i bambini senza l’autorizzazione dei genitori, della scuola, di vattelapesca e perciò un professionista non può documentare una generazione che cresce se non, poi, trovare in internet tutto e di più. Trattasi di infanzia negata, senza volto: dovrebbero ad esempio vietare di pubblicare le foto dei figli dei vip, con le faccine pixellate, sicuramente queste riviste finiscono in casa dei personaggi, ve lo immaginate cosa passa nella testa di quel bimbo nel vedere il volto della madre o dei genitori e nel non vedere il suo?
    Comunque, considerando la qualità di merda delle foto sui giornali (web, scattini con il cellulare, amici degli amici degli amici, inquadrature improbabili, tagli ancora di più) la vedo dura continuare a fare questo mestiere. Chapeau a te e a tutti i fotogiornalisti, quelli veri e non improvvisati. Marco

  6. ho letto l’articolo e confermo che il giornale lo fa la fotografia, io vengo da una dinastia di fotografi ,ma sicuramente l’errore lo abbiamo fatto un po tutti i professionisti ,perche’ non esiste una vera categoria di fotografi siamo iscritti tla maggior parte all’Ordine dei Giornalisti ma della categoria non frega assolutamente nulla.
    devo dire che faccio i miei complimenti ai fotografi tedeschi.francesi inglesi che hanno piu’ considerazione
    da parte dei media che noi.
    Comunque apprezzo chi ancora oggi lotta come stiamo facendo un po’ tutti, vi rammento chepochi anni fa’ ha chiuso una delle piu’ grandi agenzie Grazia Neri e sicuramente e’stato un segnale.
    Inoltre vi informo che nelle grandi oggi sono loro a fare il prezzo ridicolo, perche’ devono comunque fare un gioco che da tutte le parti raccolgono soldi senza dare valore al fotografo,perche’ devono sopperire alle spese di gestione.
    ci sono agenzie con parecchi dipendenti e a fine mese i contributi vanno pagati,i fotografi possono aspettare,ho collaborato con parecchie agenzie e forse le piu’ grosse ancora oggi ho delle causee delle ingiunzioni di pagamento.
    l’unica cosa che vi dico non mollate mai!!!!!
    aldo liverani

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