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L’Italia selvaggia, una guida tra valli perdute e coste intatte. Con l’uomo al centro

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Questo luglio ricorrono i duecento anni di Walden, Vita nei boschi, il capolavoro di Thoreau che ha dato voce alla natura più selvaggia, al suo dialogo intimo con l’uomo. Ma è ancora possibile, oggi, trovare il selvaggio tra noi, in Europa? Non è facile ma si può. Una guida, in uscita, è «L’Italia selvaggia» di Elisa Nicoli, autrice e documentarista altoatesina da sempre attenta ai temi della sostenibilità e dell’autoproduzione ma soprattutto grande amante della natura e del camminare, da sempre a caccia di angoli di natura intatta.  L’Italia selvaggia, guida pubblicata di Altreconomia, è una bussola per orientarsi tra valli perdute, montagne intatte, coste solitarie, acque limpide, canyon nascosti, dedicata a chi vuole partire con consapevolezza, per imparare a conoscere e a rispettare questi templi naturali. Sentieri selvaggi dove si può camminare nel silenzio, dove la presenza umana nulla o rarefatta, dove si respira all’unisono con la natura e ci si può perfino perdere (con prudenza) tra selve e radure, creste e forre.

L’Italia selvaggia: una guida per tutti

Il nostro Paese offre infatti un vasto repertorio di aree, ambienti, paesaggi, plaghe dove l’Antropocene non è arrivato ed è possibile vivere qualche ora o qualche giorno in una condizione di “deserto” e di “sospensione” del tempo storico.  Scrive nella prefazione Franco Michieli, geografo: «Non dobbiamo quindi chiederci fino a che punto un ambiente in cui ci inoltriamo sia oggettivamente selvaggio (di solito non lo è del tutto), ma come esso ci possa parlare di sé, delle nostre antiche radici e di noi stessi. Incontrare la wilderness significa entrare in una relazione selvatica, ovvero percepire e reagire per mezzo del nostro corpo e della nostra psiche, indipendentemente da dove ci troviamo». «L’Italia selvaggia» – a dispetto del titolo – è comunque un libro per tutti, non per, né per alpinisti estremi o esploratori spericolati: è uno strumento per chi alle imprese epiche preferisce le scelte etiche. Una guida di «turismo responsabile», non solo perché parla di natura incontaminata o perché segnala numerose strutture che ne adottano i criteri, ma anche perché propone percorsi adatti alle nostre capacità e perché invita a vedere la natura non come «bene di consumo» ma come «bene comune».

L’Italia Selvaggia: la mappa delle 14 aree selvagge

La prima parte – oltre a dichiarare lo spirito della guida – fornisce il «decalogo» delle indicazioni pratiche per partire in piena sicurezza: la preparazione del viaggio, lo zaino ideale – che cosa non si può dimenticare, dai vestiti al cibo -, la documentazione essenziale, le mappe più affidabili, l’eventuale e opportuna tecnologia, la scelta di una buona compagnia o le condizioni per andare in “solitaria”. Le schede delle 14 aree selvagge offrono nell’apertura i «buoni motivi» per cominciarne la scoperta: una sorta di mappa concettuale e fotografica che prelude a una descrizione minuziosa di itinerari e sentieri, bellezze naturali, paesaggi, flora e fauna, gastronomia. Ma a rendere straordinaria l’Italia selvaggia, ma sono anche la Storia, le storie e gli uomini che l’hanno percorsa. Lo dimostrano le preziose interviste alle persone che vivono o frequentano questi luoghi, i “genius loci”, le persone che conoscono davvero il territorio. La memoria e i segni delle guerre e della Resistenza o semplicemente la quotidianità di chi qui viveva e lavorava non fa che arricchire il fascino di valli e montagne. Si scoprono così veri gioielli naturali, pietre grezze come la Val Codera, l’unica valle alpina abitata tutto l’anno senza una strada carrozzabile dove agirono le Aquile Randagie, gli scout clandestini. O Cava d’Ispica, 14 chilometri di canyon dominato da una natura rigogliosa, aranceti e macchia, nello splendore della Sicilia. Si passa poi dai grandi spazi della Val Grande, l’area selvaggia per eccellenza alle fiumare dell’Aspromonte, dall’incontro con i camosci di Fosso del Capanno al bearwatching della Cicerana, dai pini loricati dell’Orsomarso ai ginepri del Supramonte, dai laghi gelidi del Lagorai alle pozze smeraldine della Val Tramontina.
Ogni scheda, corredata una foto principale e una piccola galleria, contiene inoltre tutte le informazioni essenziali: come arrivare, da dove partire, dove dormire e che cosa mangiare; quali sono le mappe più affidabili, la presenza di acqua e di fonti, il campo dei cellulari, una piccola bibliografia e una raccolta di siti web per approfondire. Il testo grazie a piccole icone permette di identificare i temi principali, dai percorsi ai punti d’interesse.

L’Italia Selvaggia: i capitoli tematici


I capitoli “tematici” che chiudono il libro offrono invece un ampio censimento di decine di altri tra i più spettacolari paesaggi del nostro Paese: le acque interne, fiumi, torrenti e cascate dove fare wild swimming, i solchi della terra, calanchi, gole e tagliate, le foreste ataviche e i loro alberi secolari, i tratti di mare più preservati, nei limiti del possibile, le aree protette – anche minuscole – e le “aree wilderness” che spesso rappresentano un patrimonio inestimabile e un presidio per la biodiversità animale e vegetale.
In sintesi, attraverso il ritorno alla natura, questa guida invita a guardare al nostro paesaggio interiore. E se è vero che la è anche “uno stato d’animo”, ci dispone a sperimentarlo. Scrive ancora Franco Michieli: «Come noto, anche un libro, come la natura, non mostra un significato identico a tutti, ma ciascun lettore trova specifici messaggi scoprendo nella narrazione qualcosa che lo riguarda, e che l’autore non poteva conoscere. Le proposte appassionate degli autori di questa Italia selvaggia sono dunque una grande opportunità che ciascuno può cogliere in modo diverso, e che esistono grazie alla bellezza naturale che nel nostro Paese, nonostante tutto, resta eccezionale».

L’Italia Selvaggia: l’autrice

Elisa Nicoli, nata a Bolzano nel 1980, è “docente” in saponi, detersivi e cosmetici autoprodotti, autrice di documentari, scrittrice e camminatrice. Dal 2008 scrive per il mensile Altreconomia e per l’omonima casa editrice, con cui ha pubblicato “L’erba del vicino”, “100 cult in padella”, il best seller “Pulizie creative” e “Questo libro è un abat-jour” (coedizione Ponte alle Grazie). Per Ediciclo ha scritto “Senza pesare sulla terra”. Dal 2015 collabora come documentarista, scrittrice, fotografa per l’IDM Südtirol-Alto Adige, prevalentemente per il sito www.storiedavivere.it e www.wasunsbewegt.com. Lavora inoltre dal 2011 come documentarista e fotografa con l’artista Hannes Egger. Il suo sito è elisanicoli.it.

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