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Pensando a Beslan (e a quei morti)

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Chissà cosa avranno pensato in quei tre giorni, prima di andare incontro al loro destino. Una lotteria: da una parte il biglietto fortunato,  la sopravvivenza, dall’altra la morte alla quale sono andate incontro 334 persone. Di loro 186 erano bambini: da Beslan, in Russia, il 3 settembre del 2004 il massacro si propagò nelle case di tutti, velocemente, in maniera cruda. Trentadue fondamentalisti islamici e separatisti ceceni tennero in ostaggio un’intera scuola  per tre giorni, prima dell’intervento della polizia russa. E fu una strage.

 

Otto anni dopo non resta che la memoria (a dire il vero, sbirciando i media nazionali, un po’ troppo sopita, ma questa è un’altra storia) di quei fatti. Di quei morti che la loro storia no, non ce la potranno più raccontare. Molti dei sopravvissuti  hanno perso parenti durante la strage, tanti – dicono i psicologi russi – crescono con la voglia  di vendicare. Che dalle loro mani possano aprirsi  carezze.

Il racconto dei tre giorni di Beslan  di Roberto Saviano. Cala il silenzio.

3 comments

  1. Riceviamo e pubblichiamo

    LETTERA APERTA A ROBERTO SAVIANO

    Egregio Signor Saviano,

    aspettavo con curiosità il Suo monologo su
    Beslan. Lo aspettavo perché parlare di quella
    tragedia disumana è non solo giusto, ma
    necessario. E’ doveroso. Parlare e spiegare
    all’Italia ciò che veramente è accaduto e
    perché è accaduta la Strage dei Bambini di
    Beslan, è aiutare quei bambini e quella
    popolazione a non essere dimenticati. Ma
    ascoltandoLa mi ha profondamente deluso.

    Ho visto un monologo meccanico e senza cuore.
    Senza partecipazione. Certo la prima parte
    iniziava ad entrare nel vivo della storia ma poi,
    via via il racconto finiva nell’unico finale
    possibile per il telespettatore italiano, che da
    anni sente raccontare una Russia che non esiste:
    la colpa della morte dei bambini di Beslan è solo
    ed unicamente della Russia. Dal suo scenario
    sparivano piano piano i terroristi, le atroci
    sofferenze, le titubanze, le incertezze, le paure,
    le tremende responsabilità e restava solo ed
    unico attore responsabile la Russia

    Il monologo iniziava dalla Cecenia. Mi permetta
    Sig. Saviano: la Cecenia con Beslan non c’entra
    proprio nulla. Semmai si doveva raccontare
    dell’Ingushetija e della tragedia dei primi anni
    duemila dove i due popoli osseto ed inguscio
    soffrirono sanguinosi scontri interetnici. Forse
    si sarebbe potuto definire un quadro più
    veritiero sulle motivazioni che avevano spinto i
    terroristi (ingushi) a prendere parte a quella
    azione folle e criminale.

    Ho deciso di guardarla perché mi aveva davvero
    molto colpito la Sua affermazione all’Ansa
    quando spiegava che la Sua decisione di parlare di
    Beslan era dovuta alla volontà di “unirci a
    quel mondo della dissidenza” (si proprio
    dissidenza …) russa”. Forse Saviano Lei è in
    possesso della macchina del tempo ? Si perché
    affermare che nella Russia del 2012 vi sia una
    “dissidenza” vuol dire agire senza conoscenza
    della realtà. Senza ricordare che la
    “dissidenza” si è conclusa nel 1991. La
    Russia di oggi è una realtà certo assai
    complessa e dura, ma proprio per questo avrebbe
    bisogno di essere approcciata con cautela, con
    studio, con la cautela che serve a capirla e farla
    capire. E questo ancor più, mi scusi il gioco di
    parole, quando si parla della parte più complessa
    della enorme complessità russa: il Caucaso.

    Non un accenno ai mandanti che risiedono ancora
    liberi (non certo a Mosca ne a Groznij, ma in una
    delle tante “democratiche” nazioni europee).
    Ma tant’è, parlar male della Russia (senza
    conoscerla ne aver voglia di capirla) è ormai uno
    sport nazionale e quasi sempre anche ben
    remunerato.

    Molte le incertezze e le dimenticanze nel Suo
    monologo. Nessun cenno alle forze della sicurezza
    della scuola ammazzati come animali nei primi
    istanti della presa degli ostaggi. Erano russi ed
    osseti. Nessun cenno alle vittime delle forze
    speciali russe, gli Al’fa e i Vympel, che
    morirono nel tentativo – certo approssimato data
    la situazioni caotica seguita alla prima
    esplosione e dopo tre giorni senza cibo ed acqua
    ammassati come bestie nella tristemente famosa
    palestra – di salvare più ostaggi possibile. Ma
    dalle Sue parole queste vittime diventano
    carnefici. Le stesse mamme che criticano il potere
    – giustamente – ogni anno ringraziano le forze
    speciali per l’aver salvato centinaia di
    ostaggi, centinaia di bambini. E sul monumento
    agli Speznas nel cimitero dei bambini di Beslan ci
    sono sempre fiori freschi portati dalla gente di
    Beslan

    Signor Saviano noi a Beslan ci siamo stati
    davvero. Abbiamo accolto a Trento, per primi al
    mondo e a pochi giorni dalla inumana strage, oltre
    sessanta ex ostaggio di Beslan (trentatre bambini
    e trenta adulti) e per due mesi, grazie ad un
    gruppo di Psicologhe dell’Università di Padova
    (che hanno prestato il loro aiuto gratuitamente)
    ed alla provincia Autonoma di Trento. Li abbiamo
    aiutati a voler ancora bene alla vita, ad avere
    ancora fiducia nel prossimo. Noi dal 2005 al 2009
    abbiamo realizzato un progetto di sostegno
    psicologico ai bambini e alla popolazione di
    Beslan che si è ultimato con un DVD interattivo
    distribuito gratuitamente alla popolazione per
    aiutarla, quotidianamente, a superare il trauma
    terribile – ancora presente – di quella
    palestra, di quella scuola …

    Per questo ed in rappresentanza dell’Italia vera
    e solidale ho il grandissimo onore di aver
    ricevuto la Cittadinanza onoraria della città di
    Beslan. Per aiutare concretamente quei bambini e
    quella gente ancora prosegue il nostro rapporto
    con quella realtà drammaticamente ferita e delusa
    anche da chi, come Lei, crede che una sera ed una
    televisione possa far conoscere in pochi minuti il
    Mondo al telespettatore.

    Ci risparmi per favore ulteriori proclami e
    narrazioni sgangherate e parziali come quelle su
    Beslan. E cerchi di ricordare le responsabilità
    – tutte – non dimenticando coloro i quali
    hanno tentato di far esplodere il Caucaso russo,
    cercando di far impazzire (e quasi ci sono
    riusciti) un intero popolo, il popolo osseto. E
    con il popolo osseto, la Russia intera.

    Mi permetta, da ultimo, una domanda: la Sua
    narrazione somiglia molto al racconto del volume
    “Un bicchiere di acqua fresca, Cronache da una
    Russia solidale e sconosciuta” che la nostra
    Associazione ha inviato al Signor Fazio qualche
    settimana fa. Se non è così mi scuso, ma se ciò
    è vero perché non citare la fonte ?

    Se vuole sono a Sua disposizione per raccontarle
    la vera storia di Beslan. Il resto è spettacolo e
    non dei migliori.

    Ennio Bordato

    Presidente “Aiutateci a Salvare i Bambini
    Onlus”

    Cittadino onorario della città di Beslan

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