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La vittoria del centro-sinistra sembra schiacciante a Bucarest. L’alleanza tra social-democratici e liberali (USL) si è aggiudicato oltre il 54% dei voti ( gli exit poll parlano di un risultato tra il 54% e il 57%). L’alleanza di centro-destra, appoggiata dal presidente Traian Basescu, ha racimolato appena il 18% dei voti, superando di pochi punti la nuova forza populista del magnate televisivo Dan Diaconescu. Gli ungheresi dell’ UDMR possono tirare un respiro di sollievo, superando di pochissimo la soglia di sbarramento di 5%.

Dopo sei mesi di guerra aperta tra il governo Ponta (in foto Victor Ponta) e il presidente Basescu, culminata in estate con la tentata sospensione di quest’ ultimo, si sperava che le elezioni politiche portassero a un cambiamento del clima politico. Quale situazione si prospetta per il quadro politico del Paese dopo lo scrutinio?

Prima di tutto, dobbiamo prendere atto che hanno partecipato al voto circa 40% degli elettori aventi diritto. Un tasso di partecipazione bassissimo che segna la delusione che regna tra la popolazione, stanca di uno spettacolo politico indecoroso. La lotta politica esasperante tra un presidente che vuole essere un giocatore politico, a volte forzando i suoi poteri costituzionali, e un governo poco disposto a coabitare, ha danneggiato le istituzioni democratiche dello stato. Se si aggiunge anche il tasso di corruzione endemica che flagella il paese balcanico, il futuro diventa preoccupante.

Visto che il secondo mandato presidenziale di Basescu scade nel 2014, si prevedono ancora quasi due anni di difficile coabitazione, almeno che la nuova maggioranza non tenterà una terza sospensione del presidente.

Nonostante la maggioranza assoluta ottenuta, i rapporti tra i due vincitori, social-democratici e liberali, sono tutt’altro che idilliaci essendo uniti più dal comune odio verso il presidente Basescu che da una intesa programmatica. Una forte fronda liberale guidata dal ex-premier Tariceanu non fa nessun segreto del suo dissenso nei confronti del presidente del partito, Crin Antonescu. Un chiaro segnale lo costituisce anche la conferenza stampa separata tenuta da Tariceanu e i suoi sostenitori proprio nel giorno delle elezioni.

Per gli ungheresi dell’ UDMR (L’Unione Democratica dei Magiari della Romania) la situazione non è molto favorevole, uscendo indeboliti dalle lotte politiche tra moderati e massimalisti che chiedono l’autonomia etnica. Anche se sono riusciti a superare per pochissimo lo sbarramento di 5%, non sono più determinanti per la tenuta del governo, almeno finché durerà l’alleanza tra social-democratici e liberali. Nonostante abbiano già comunicato la loro disponibilità di appoggiare il nuovo governo, dovranno giocare a ribasso visto il loro peso parlamentare. Questo potrà favorire la crescita di consensi a favore dei massimalisti che agitano la bandiera dell’autonomia etnica tanto sognata dai magiari transilvani.

E sempre per rimanere in Transilvania, i dati elettorali sono chiari. Storicamente vicini ad un centro-destra che questa volta li a delusi, i transilvani hanno preferito disertare le urne pur di non votare con i rappresentanti del centro-sinistra che poco sono riusciti a vincere in queste terre nei vent’ anni di democrazia.

Anche il risultato ottenuto dai populisti di Dan Diaconescu di oltre 10% è interessante nell’ottica di una possibile defezione tra i componenti della nuova maggioranza social-liberale.

Visti i risultati delle elezioni politiche sarà molto difficile per il presidente mettere in atto la sua strategia di nominare un premier diverso dal leader dei social-democratici, Victor Ponta.

Teodor Amarandei

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