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Sarajevo è donna

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Seducente, misteriosa, amata e abusata. “Sarajevo è donna”. A farmelo (a farcelo) capire è Luca Leone, giornalista romano innamorato della Bosnia che nei giorni scorsi ha presentato il suo ultimo libro “Saluti da Sarajevo” (Infinito Edizioni, 14,50 euro) prima a Venezia e poi a Bolzano, ospite della Fondazione Alex Langer.
Un libro diviso a metà – così come il cuore di Luca: metà ricostruzione storica, metà guida turistica della città, ricca di foto, consigli e scorci inconsueti e personali. E forse – non me ne voglia un autore che sulla Bosnia e i suoi drammi ha scritto già bellissimi saggi – è proprio questo l’aspetto più innovativo: iniziare a colmare un vuoto (provate a cercare in libreria, nella sezione viaggi, una guida di Sarajevo…), portare per mano il lettore alla scoperta di una città all’apparenza difficile, aprire la pagina del dopo.
Il dopo di un paese ancora con la testa impigliata nel conflitto, ostaggio di una burocrazia tripartita (musulmano-croato-serba) che succhia sangue, risorse, quote di bilancio e futuro. Un paese depredato delle sue risorse da parte delle multinazionali. Ma un dopo. Che deve essere, che è, anche di turismo e ricostruzione del tessuto culturale. “Paradossalmente – spiega Leone – a Sarajevo durante l’assedio c’erano spettacoli ogni sera, nelle cantine, ovunque si potesse. Anche con la temperatura sotto zero. Ora invece sono rimasti solo quattro teatri”. Non è stata la guerra ad ammazzare Sarajevo, è stato ciò che ne è seguito. Gli aiuti internazionali, la lunga crisi post bellica. Rimangono le persone, le speranze, i giovani, i bambini. “A questo – promette Leone – sarà dedicato il prossimo libro sulla Bosnia. Un modo di chiudere un ciclo”.

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