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Siria, il dramma dei profughi

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Mentre continua il sanguinoso conflitto in Siria, almeno 1 milione e mezzo di siriani sono gia’ fuggiti dalle loro case per rifugiarsi in altre citta’ del paese. I combattimenti in corso nella capitale ed ad Aleppo rischiano di peggiorare drammaticamente la situazione. Solo questa settimana hanno varcato il confine con Giordania, Iraq, Libano e Turchia oltre 30 mila persone.

Un ponte per… fa appello all’opinione pubblica italiana affinche’ non dimentichi questa crisi, partecipando alla raccolta fondi che abbiamo lanciato per sostenere il lavoro svolto con i nostri partner in tre paesi coinvolti nell’emergenza. Parliamo dell’Unione delle Donne Giordane, di Amel in Libano e della Public Aid Organization in Iraq.

I fondi saranno utilizzati per acquistare (in loco) medicinali, per fornire un’assistenza legale e psicologica ai rifugiati e soprattutto per proteggere le donne vittime di violenza, il cui numero e’ in continua crescita.

Se l’Acnur ha finora registrato piu’ di 125.000 rifugiati, i governi ospitanti ne stimano almeno 200.000, senza contare che nelle previsioni dell’ONU potrebbero presto diventare 650.000.

La comunita’ internazionale ha scelto di dare sostengo politico alle parti del conflitto siriano senza  pero’ finanziare la crisi umanitaria. Ad oggi, secondo i dati delle Nazioni Unite, il Piano di Risposta regionale ha ricevuto solo il 21,4% dei fondi necessari.

Nell’ultima settimana, il flusso di profughi in arrivo in Giordania appare inarrestabile: ogni giorno circa mille persone valicano il confine. Per fronteggiare l’emergenza, il governo ha deciso di allestire un grande campo rifugiati nel deserto a scapito del sistema di accoglienza messo in campo sinora, che ha funzionato in modo efficace permettendo ai siriani di vivere al fianco della comunita’ locale in Giordania.

Il campo di Za’atari potra’ ospitare 130.000 persone e molto probabilmente non sara’ possibile uscirne a differenza degli attuali centri di accoglienza.

La notizia, circolata proprio in queste ore, ha provocato proteste e tentativi di fuga  tra i numerosi profughi presenti nei centri di transito.

Difficile anche la situazione in Turchia, dove sono stati registrati migliaia di nuovi arrivi, con il governo turco che sta seriamente valutando di chiedere aiuto alle Nazioni Unite per gestire i campi attualmente amministrati dalla Mezza Luna Rossa.

In Iraq migliaia di siriani curdi stanno raggiungendo le aree amministrate dal governo regionale di Erbil (KRG), nonostante il paese sia martoriato dagli attentati. L’Esercito Libero Siriano ha peraltro preso il controllo di alcuni valichi di frontiera. Da parte loro le autorita’ di Baghdad hanno appena annunciato che costruiranno dei campi al confine, ma senza fornire una tempistica di realizzazione.

La scorsa settimana il Libano ha accolto almeno 20.000 persone, con il pericolo che l’assenza di accoglienza possa far saltare i gia’ fragilissimi equilibri sui cui si regge il paese dei cedri.

Negli ultimi mesi, la mancanza di aiuti ha costretto oltre 12 mila siriani a raggiungere l’Unione Europea.

Infine non va dimentica la situazione disperata dei palestinesi in Siria, rifiutati da tutti i paesi confinanti. Pochi giorni fa, 5700 persone hanno lasciato le loro case a Damasco per rifugiarsi in edifici scolastici. Il campo di Yarmouk e’ circondato dall’esercito. Come sempre sono i piu’ vulnerabili e appaiono intrappolati tra le parti in conflitto.

Enormi i timori che l’attuale contrapposizione possa sfociare in conflitto confessionale e minacciare il mosaico di minoranze presenti in Siria, in particolare per i cristiani. Preoccupa fortemente l’annuncio del governo regionale curdo iracheno (KRG), che si e’ detto pronto ad addestrare militarmente i profughi siriani per difendere il loro territorio una volta rientrati in Siria alimentando cosi’ ulteriormente le tensioni tra i diversi gruppi.

Per aggiornamenti sulla crisi siriana:

www.unponteper.it

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