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«Come parla, come parla! Le parole sono importanti». Certo, non abbiamo l’enfasi di Nanni Moretti in Palombella Rossa, ma in fondo l’uscita rappresenta quello che abbiamo pensato vedendo il nuovo marchio di promozione territoriale del Veneto, «The Land of Venice». Presentato a Milano, forse non a caso. Perplessità ribadite, con garbo e analisi, dal ricercatore dell’Università di Padova Marco Bettiol sul Corriere del Veneto del primo marzo. Un editoriale dal titolo «Venezia e la rotta per Milano», giusto per capire subito dove si andrà a parare. Il campanello d’allarme lo avevamo già suonato su AND giusto due anni fa, con il post «L’anno in cui Milano schiantò il Veneto». Ora l’allarme suona ancora, soprattutto per un portale che supera il concetto di NordEst (A NordEst…di che) ma quanto meno lo fissa, lo riconosce.

Ripercorriamo i tre temi principali toccati da Bettiol. Nel nuovo slogan il Nordest sparisce. Si torna alla terra, «Land». «Campagna eravamo ai tempi dei Dogi, campagna ci vediamo ancor oggi». Ci autodefiniamo come qualcosa di…non definito, alle spalle di una nobile sempre sul punto di decadere, Venezia. Una città che «ha rinunciato a svolgere un ruolo di riferimento per un’area metropolitana». E il Veneto, così, rischia di rimanere «urbanizzazione diffusa, senza un baricentro». C’è infine tutto il tema delle imprese, con un territorio che non si è dimostrato capace nel star dietro a cambiamenti veloci. E se il «territorio si immagina come generica Land, senza una propria specificità», la conseguenza sarà di spingere le imprese a guardare un po’ più in là. A Milano, appunto, dove è stato presentato il nuovo brand. Il passo da «The land of Venice» a «The Land of Milan» sembra dietro l’angolo. E, chiudendo sempre con Bettiol, «non è detto sia un male per le imprese venete».

AND