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This is not paradise: l’incubo delle donne di servizio migranti in Libano

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Passaporti sequestrati dalle famiglie, violenze e privazioni, un apartheid di genere ed etnico. Potrebbe sembrare fuori stagione – ai tempi dell’Isis e del Califfato – parlare dei problemi delle donne di servizio migranti in Libano: e invece This is not Paradise, il documentario di Lisa Tormena e Gaia Vianello, ci ricorda che i diritti – in tutte le parti del mondo e in ogni tempo – o sono veramente di tutti o non sono veramente di nessuno.

thisisnotparadiseNato grazie ad una campagna di crowdfunding in rete, cui ha partecipato anche Anordestdiche, This is not Paradise è ora realtà: prodotto da Sunset Video il dvd di 52 minuti (acquistabile scrivendo a sunset@sunsetstudio.it) mostra attaverso storie e testimonianze dirette, infografiche e interviste come le donne di servizio nei paesi mediorientali (a iniziare dal più occidentale di questi, il Libano) vivano una condizione di semi-schiavitù. Un fenomeno culturale, innanzitutto. “La kafalaspiega Gaia Vianello, nel suo diario da Beirut scritto per And – è una sorta di sponsorizzazione dei lavoratori domestici migranti, che affida al datore di lavoro la tutela legale del proprio dipendente. Alle donne che arrivano qui vengono requisiti il passaporto e il permesso di soggiorno. Questo comporta ovviamente una totale perdita di libertà per le donne di servizio migranti, legate a doppio filo ai propri datori di lavoro, i quali, in molti casi, ne approfittano per commettere abusi, che possono andare dalla violenza psicologica fino ad arrivare alla violenza fisica e sessuale”.

This is not paradise IT – Trailer from Sunset Studio on Vimeo.

Cultura, tradizione, ma anche, e forse soprattutto, ragioni economiche. Lo stipendio mensile di una domestica può aggirarsi anche attorno ai 150 euro con una piramide retributiva e di sfruttamento che parte dalle domestiche del Bangladesh, le meno pagate e più schiavizzate, per arrivare all’aristocrazia “filippina”. Uno spaccato istruttivo che dimostra come qualcosa – anche nella società libanese – stia cambiando e come le stesse donne migranti si stiano organizzando: così un dramma nascosto nelle quattro mura di casa, ma con statistiche da brivido, sta diventando problema politico grazie ad associazioni come Migrant Workers Task Force, Anti-Racism Movement e Kafa.

La ricerca sui movimenti nascosti del Mediterraneo di Gaia però non si ferma qui: ora la regista è a Tunisi, per le prime riprese di un documentario sulla riappropriazione dello spazio pubblico attraverso la cultura in Tunisia.

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