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L’amore di Gennifer per Elisa Alessandro è diventato l’appuntamento fisso, a puntate, dell’estate di Anordestdiche.  Ogni lunedì Gennifer Neri Pozzi (GNP) e Barbara Fragogna (BF) dialogheranno sull’argomento. Si consiglia la lettura delle puntate precedenti sul blog L’Amore ai tempi di Facebook­

BF: Gennifer, non deve capitare mai più, promettimelo…

GNP: Che cosa? (sorrisino sornione) Quelle sono le mie mutande…

BF: Ah si scusa, ecco…
Riprendiamo l’intervista dai… scusa se esprimo un giudizio ma non ti sembra di aver un po’esagerato con quella storia delle “foto-ricordo”?

GNP: No, assolutamente. Sono fermamente convinta del fatto che molte persone, connesse al web, operino allo stesso modo. Noi umani dell’occidente siamo, tutto sommato, degli ossessivi, ci stupiamo quando vediamo un barbone raspare tra i sacchetti che si porta appresso legati ad un carrello della spesa, ci meravigliamo di come sposti i suoi tesori, che sono rifiuti e rimasugli di cibo, collezioni di bottiglie con pochi millilitri di sostanza, da un sacchetto all’altro cercando un ordine misterioso e poi noi, allo stesso modo, carichiamo ogni 15 secondi la pagina facebook sperando in un aggiornamento di notizie, in un nuovo quadratino rosso, che sia un numero sui messaggi o un nuovo amico o una notifica. Ricarichiamo la home per vedere se Lei (o Lui) è connessa, che musica sta ascoltando, se ha la luna buona o se è in crisi esistenziale, se c’è un qualche dettaglio che ci possa suggerire che sta pensando proprio a noi. Tiriamo fuori dalla tasca il cellulare per vedere se qualcuno ci cerca, mandiamo un messaggino per guadagnare lo squillo della risposta che di solito è un sorrisino o un occhiolino. Siamo degli ossessivi. Io sono di una generazione che non è nata già con internet sotto le dita, noi siamo quelli del “collage” quindi non mi accontento di vedere delle foto su di uno schermo che, tutto sommato, non materializza sostanza, ho bisogno di stamparle, di elaborarle, di averle attaccate alla parete. Qualle dalla scorsa intervista erano solo una paginetta ma sulle mie pareti c’è l’intero album così, quando Elisa finalmente verrà da me, potrà veramente capire quanto ci tengo a lei!

Le persone di oggi non sono più tanto abituate alle grandi passioni romantiche. Ci piace il melodramma quando è sullo schermo, al cinema o sul video del nostro laptop, al di là del vetro, pulito e asettico. Ci piace guardare, subire di sguincio illuminandoci del riflesso ma quando abbiamo il faro puntato in faccia poi, chiudiamo gli occhi, accecati. Non siamo più abituati a si tanto splendore! Io non ho paura di rendermi ridicola. L’amore confessato ci catapulta via, meglio tenerlo segreto, come nei romanzi vittoriani. Nei drammi vittoriani però nel finale la passione repressa ha sfogo e sollazzo, nella vita di oggi la storia si evolve e consuma nei confini di una tastiera onanista. Io vado da lei. Anche se lei non mi vede. Prima o poi mi vedrà. O no?

Il fascino di Elisa Alessandro aumenta di giorno in giorno nonostante non si affacci spesso alla finestra blu. Che mi abbia bloccata? No, Elisa non lo farebbe mai… o si? Nella vita reale di coppia, l’amore o meglio la passione scema coi giorni, coi mesi invece, questo amore virtuale, questa passione virtuale e anche virale, aumenta, acquista velocità, cresce per inerzia… come mai? Che sia il mistero? Che sia il controllo che possiamo avere su di essa? Che sia che ci rilassiamo per via che ci si rende conto che è sempre più impossibile che alla fine ci sarà un incontro concreto? Chissà. (Gennifer si da un tono, ostenta rigidità e sicurezza ma si morde le dita, è inquieta, una nuvola scura le offusca lo sguardo, si morde il labbro, contorce il volto in spasmi di disagio che a malapena riesce ad arginare)

BF: Sei un po’ cinica oggi Gennifer o mi sbaglio? Non è che invece stai perdendo la speranza? Non è che tutta questa energia sprecata alla fine ti stia spossando? Ti sento tesa.

GNP: (Sbotta) GIAMMAI! Mai e poi mai ammetterò la disfatta! Non è ancora detto! Non può essere questa, la fine!

BF: La disfatta? Che disfatta? Che fine?

GNP: … niente, non è successo niente…

BF: Non ti credo, qui gattamorta ci cova… ti vedo triste, mogia, hai perso la tua verve, non hai fatto neanche una battuta, cos’è quella fotografia piegata che nascondi in mano… fammi vedere…

GNP: No, non… aspetta, non guardare.. non…

BF: O-MIO-DIO! Non è possibile…

GNP: (crolla sul pavimento sfranta) Si… a quanto pare è possibile! Si è sposata! Con quella lì! Chi è quella lì?

 

BF: Ma… non avevi detto che eri sicura fosse eterosessuale…

 

GNP: Che mondo! Non si può più essere sicuri di niente! Io… io credevo! Ne ero certa! Ma non capisco… Elisa chi è costei? Perché mi hai fatto questo? Non ho più speranze… Sono disperata, verso nella crisi più nera, non so se potrò mai riprendermi… Le ho scritto, le ho chiesto ma lei niente, non risponde! Il suo silenzio non può essere che una conferma! Elisa! Questa donna non può renderti felice come posso fare io! Si vede che non ha “Le Physique du Rôle”! Non è neanche capace di agguantarti come si deve! Elisa è stato un errore, ne sono certa, ti posso mandare il mio avvocato, è successo anche a me una volta, ero sposata con una ricca ereditiera, una possidente terriera d’oltre confine, credevo di poter essere felice solo perché lei era bella e ben locata ma io, nei suoi verdi prati, ci pascolavo come una pecora nel gregge coperta di zecche, i suoi mobili non li potevo nemmeno sfiorare con lo sguardo, le mie mani erano sporche di classe operaia, i nostri mondi s’incontravano solo sulla porta di servizio. Il mio avvocato mi ha salvata! Pagherò io le tue spese ma torna da me, ti ricordi che belle lettere ti scrivevo? Come ti innalzavo sul podio dell’amore platonico (per forza di cose) rendendoti mia unica dea e sovrana, ti ricordi che parole sapevo usare per conquistarti, che immagini sapevo ritagliare sulla tua persona, che pazzie compivo, evoluzioni degne dei migliori circensi, solo per farti increspare di un sorriso il labbro? Ti ricordi come inventavo scenografie idilliache per i nostri incontri, come dipingevo la nostra relazione di tinte calde e confortevoli? Come puoi aver dimenticato, Elisa! Chi è costei ora? Perché mi tradisti? Chi, chi ti traviò e perché? Cosa t’offrì per impossessarsi della tua grazia facendo precipitare me nella più nera disgrazia? C’ero prima io… Tu ami me! Solo me! Per sempre!

 

Morirò… qui.. ora…

 

BF: Gennifer… forza…

 

(continua……………………………….. forse.)

 

 

24 comments

  1. Gennifer non demordere, è evidente che è tutta una finta. Quella pare un robot, guarda che rigidità, non c’è passione. Ed Elisa sembra schifata del bacio.
    Secondo me l’ha fatto apposta per farti ingelosire. Ma sì ma sì, dev’essere per forza così!

  2. Grazie LaVispa,

    per il tuo conforto… sono momenti difficili, bisognerà cavarne una ragione.

    Un accorato saluto,

    Gennifer LaTrista

  3. Passavo da queste parti e mi chiedevo: non è che si potrebbe avere il numero di telefono (eventualmente anche l’indirizzo) della ricca ereditiera bella e ben locata, che possiede tutta quella terra oltre il confine (se magari mi dice anche qual è il confine facciamo prima, tanto io ci ho il passaporto)?
    No, perché nei suoi verdi prati ci pascolerei pacifica e beata come una grossa mucca pezzata.
    Grazie,
    Lella Randella

  4. Questa poi non me la sarei mai aspettata! Mai!
    Cara! cara e sfortunata amica! quali insidie avrà ancora in serbo per lei l’infido destino dopo averle fatto recapitare il fotogramma della vergogna. Vergogna, sì! Non trovo altre parole per esprimere il sentimento suscitato dalla vista di quell’immagine indecorosa, e le garantisco che ho pianto mille e mille lagrime pensando ai patimenti che l’avranno squassata mentre si rigirava tra le fredde dita l’effige della sua amata, violata da mani avulse.
    Talvolta, però, le cose non sono quel che appaiono, e se è vero che un’immagine vale come mille parole può anche darsi che siano tutte sbagliate: non scordiamo che la signorina Alessandro è pur sempre un’attrice, chi può escludere che non si tratti di una foto di scena? Chi?
    Infine, se mi permette, vorrei dire una cosa alla “signora ” Randella: cara “signora”, conosco fin troppo bene quelle come lei. Ah!, se le conosco! Mi basta cogliere un cenno del loro vuoto capo, o leggere cinque righe di un loro sgrammaticato messaggio, per interderne la grossolana natura senza tema di sbagliarmi. Non tormenti oltre misura la signorina Neri Pozzi con le sue volgari richieste, sappia che a ben altro mammifero avrebbe dovuto paragonarsi in luogo del nobile bovino, e si lasci dire che l’unico confine che è in suo potere varcare è e sarà sempre uno soltanto: quello del buon gusto.
    Pancrazia de Robertis

  5. (Mi devo intromettere. Devo.)

    Poco gentile e indubbiamente basso educata Lella, non ammetto insulti e miserrime insinuazioni nei confronti della somma Pancrazia, donna di gusto, raffinatezza e galanteria d’altri tempi.

    Se lei, Lella tra le lelle, non è in grado di giungere, seppure a piedi, seppure per vie mulattiere ai vertici del linguaggio De Robertisiano, si ritiri in luoghi a lei più consoni (come le bettole di porto o le malghe desolate).

    mi auguro in un addio.

    Gennifer

  6. Non si dia troppa pena per me, magnanima Gennifer.
    Inutile nascondere che la mia vita è entrata nella stagione in cui la foglia ingiallisce, e non basterà certo ammonire l’insolenza di una giovinetta sfrontata (perché lei, frivola Randella, abita certo quell’età in cui si parla prima di riflettere e si riflette quando il dado è ormai tratto) a far fiorire gemme già disseccate da tempo.
    Tutto è vano.
    Addio,
    Pancrazia

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