Il presente di Venezia si chiama Fabio

di Massimiliano Boschi
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Venezia vista dalla sala colazione di un bed and breakfast sa essere bellissima anche senza che le sue facciate si riflettano sui canali. Sono le otto di mattina e il campo è attraversato solo da famiglie che accompagno i figli a scuola, quasi tutti dotati di monopattino.
I turisti sono ancora a letto o, appunto, stanno facendo colazione.
La quiete della sala è interrotta solo dalla voce di Fabio, che spiega ogni sua attività a voce alta: “Preparo la colazione al signore poi arrivo con le chiavi del ripostiglio per i bagagli”, “Il cappuccino è in arrivo, un momento che saluto i signori che sono in partenza”.
Non è logorrea, semplicemente deve fare talmente tante cose, che a volte le dice per non dimenticarsi.
Gestisce il bed and breakfast in apparente solitudine, fa di tutto. Vive nello stesso edificio che accoglie i turisti: loro ai piani alti, lui a quelli bassi.
Ogni minuto della sua quotidianità è scandito dalle esigenze dei turisti, Fabio non è di Venezia, è Venezia, solo un po’ più giovane.
Qualunque sua attività quotidiana deve tener conto della presenza di quegli oltre venti milioni di turisti che ogni anno sentono la necessità di percorrere le calli e arrampicarsi sui ponti della città più bella del mondo…

I monopattini all’ingresso di una scuola elementare di Venezia. 

Per Fabio, la quiete del lockdown è solo un ricordo: “Siamo tornati ai ritmi di due anni fa. Nelle giornate peggiori, che sono sempre di più, fatico a trovare un supermercato in cui non dover fare la fila e così mi capita spesso di ritrovarmi a mangiare una pizza nel cartone, solitamente fredda. Nei week end è ormai sempre così, mentre nei giorni feriali mi è capitato di non riuscire ad andare a prendere mio figlio a scuola perché i vaporetti erano troppo pieni e non sono sono riuscito a salire”.

Per evitare di congestionare ulteriormente il traffico, alcuni uffici amministrativi sono stati spostati a Mestre, ma questo non ha migliorato la situazione: “Devo comunque prevedere una mezza giornata per andarci, non è che posso prender la macchina in un momento di pausa. Qui gli spostamenti sono sempre complicati”.

Qualcuno potrebbe pensare che è un problema comune a molte grandi città italiane. Le calli veneziane come il Grande Raccordo Anulare o la tangenziale di Milano, ma Venezia è di dimensioni ridotte e, come noto, è costruita sull’acqua. Il 90% di chi intasa le strade, però, non è spinto dall’urgenza di recarsi al lavoro, ma passeggia ciabattando tra strette viuzze con la testa per aria, oppure si riposa sedendosi sui gradini dei ponti (anche se è vietato) e adora fermarsi a scattare foto e selfie sui quelli “strategici” sul Canal Grande…
Ma non è solo per questo. Fabio abita nell’edificio dove lavora, c’è anche il problema del costo della case e della loro manutenzione: “Un numero sempre più alto di veneziani ha deciso di spostarsi a Mestre in un appartamento in affitto, per destinare l’abitazione di proprietà ad alloggi per turisti, aumentando l’offerta di bed and breakfast e facendo diminuire la necessità di servizi per i cittadini”.

Questo, per Fabio e per altri come lui, significa più concorrenza negli affari e una gestione della quotidianità sempre più complicata. Fabio vive con, per e grazie ai turisti, esattamente come la città in cui è nato. Prova a sopravvivere gestendo un b&b di proprietà di un immobiliarista romano.
Vorrebbe avere alternative, le cerca anche, ma non le trova. Non a Venezia.

Alcuni dati aiutano a comprendere le dimensioni del fenomeno. Si calcola che nel 2019 circa 23 milioni di persone abbiano visitato Venezia. Per quel che riguarda coloro che si sono fermati almeno una notte: gli arrivi, che nel 2015 erano stati pari a circa 4 milioni e 496 mila unità, nel 2019 hanno raggiunto le 5 milioni e 523 mila unità (+22,9% sul 2015). Mentre le presenze (numero complessivo di pernottamenti), che nel 2015 avevano registrato circa 10 milioni e 183 mila unità, nel 2019 si attestavano a circa 12 milioni e 949 mila unità (+27,2% sul 2015). (fonte)

Allo scopo di limitare l’afflusso dei turisti, il sindaco Luigi Brugnaro aveva progettato tornelli e ticket d’ingresso differenziati a seconda dei giorni, poi è arrivata la pandemia a scompigliargli le carte. Ora si torna a parlare di numero chiuso, ma le perplessità sono molte, innanzitutto perché sono decisioni che fanno passare l’idea che la città sia solo un museo da visitare, uno spettacolo a cui assistere con i veneziani a fare da comparse. Invece Venezia è ancora una città viva e vissuta, basta uscire dai sentieri e sestieri più battuti per accorgersene. Ricordando che senza l’impegno di quelli come Fabio, Venezia si ridurrebbe a una versione vintage di Disneyland, una scenografia buona solo per le foto dei croceristi in (poco) libera uscita.

Nonostante tutto questo, Fabio continua ad amare la sua città: “Quando dico che sono di Venezia, tutti cambiano atteggiamento nei miei confronti, mi fanno sentire speciale. Io amo questa città di un amore non solo platonico. Non penso solo ai miei interessi economici, ma se voglio pulire le colonne qui fuori che portano ancora i segni dell’acqua alta del 2019, devo farlo di notte, di nascosto perché non sono autorizzato. L’alternativa è aspettare che venga qualcuno dal Comune, ma in un anno e mezzo di pandemia non si è visto nessuno. Servirebbe un cambio di prospettiva, servirebbero orizzonti diversi, ma il sindaco li mostra solo in relazione alle ambizioni personali. Ha fondato un nuovo partito, l’ha chiamato Coraggio Italia che sembra il sequel di Forza Italia“.
Un nome intriso della retorica del “Dai che ce la facciamo” anche se nessuno specifica verso cosa dovremmo indirizzare tutta questa forza e tutto questo coraggio. Perché l’orizzonte non c’è.
Non c’è per l’Italia e non c’è più per Venezia che, come scrivevamo qui, deve la sua fondazione e la sua bellezza proprio alla vastità dei suoi orizzonti.
Annaspiamo per non affogare nella realtà liquida, trattiamo Venezia come un banale fiore all’occhiello, mentre è una splendida ninfea con le radici nell’acqua. Lo è ancora a 1600 anni dalla sua fondazione e il suo passato avrebbe molto da insegnarci. Per il presente, invece, è meglio affidarsi a chi di fiori se ne intende: per esempio gli olandesi (segue).

Massimiliano Boschi

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