Venezia: dove c'è la "Salute" c'è tutto

di Massimiliano Boschi
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Si rischia di risultare banali, ma la chiesa di Santa Maria della Salute a Venezia è IL luogo da cui ripartire, non solo per una questione di orizzonti.
Perché scrivere dai gradini di una chiesa costruita sull’acqua quasi quattro secoli fa per celebrare l’uscita dalla peste del 1630, è una sorta di atto dovuto. Perché per quella “ripartenza” si decise di non limitarsi a lavorare perché tutto tornasse come prima.
Al contrario, nel 1631, dopo che la peste aveva ucciso oltre 40.000 veneziani, qualcuno pensò di affrontare le acque incerte del futuro piazzandoci sopra una basilica a doppia cupola, che si regge su almeno centocinquantamila pali piantati sul fondo del mare. Evidentemente, chi governava Venezia voleva mostrare la capacità della città di affrontare ogni sfida e ogni tragedia: non è un caso che ancora oggi i veneziani celebrino Santa Maria della Salute come simbolo dell’uscita della peste con la processione del 21 novembre.
Ma i veneziani non si fanno spaventare dalle difficoltà perché ci convivono quotidianamente, ed è questo che mantiene la loro città viva come poche altre.

 

GLI ORIZZONTI

Oggi, a quasi quattrocento anni di distanza, Santa Maria della Salute continua ad essere meta di decine di milioni di turisti che vogliono immortalarla dal Ponte dell’Accademia, o visitarla perché conserva le opere di Tiziano e Tintoretto, o perché la considerano un punto privilegiato da cui osservare piazza San Marco, o, ancora, un luogo magico da cui ammirare l’orizzonte sotto il grande lampione della punta della Salute.
Un orizzonte che oggi “ingabbiamo” nel piccolo schermo dei nostri smartphone, pensati per illuderci di essere al centro dell’attenzione. Selfie e “condivisioni” ci fanno dimenticare che per sentirci importanti e amati, dobbiamo fotografarci da soli.

Ma nel 2021, quali sono gli orizzonti italiani? Passiamo il tempo a discutere di “Recovery plan”, di ristori e a decorare le pareti dei punti di vaccinazione con delle primule giganti. Al cospetto di Santa Maria della Salute, come dovremmo sentirci?
Non riusciamo più ad allargare gli orizzonti? A pensare di vivere, invece che sopravvivere?
Venezia non riesce più a comunicarci nulla? Eppure è anche l’esempio di come ci si riduce quando invece di affrontare il mondo e le sue incertezze, ci si chiude in sé stessi crogiolandosi sui fasti del passato.
La città che mandava le sue navi alla scoperta del mondo, si ritrova oggi a provare a ricacciare un mondo che la invade e travolge, ma a cui non sa rinunciare.
La città del Fondaco dei Turchi e dei Tedeschi, della calle degli albanesi, dell’isola degli Armeni e del Ghetto ebraico, è oggi percorsa da milioni di turisti tutti uguali che arricchiscono la città solo dal punto di vista economico.
La città dei 170 campanili e delle 148 chiese (la più famosa sembra una moschea…) con la chiesa di San Pietro che ospita le sure del Corano, si ritrova a progettare tornelli e biglietti di ingresso, come fosse un impianto sportivo qualunque.
Vien da chiedersi quando i mercanti si sono trasformati in bottegai. Che sia accaduto quando Venezia ha seguito la strada più facile per arricchirsi? Era inevitabile?

A NORD DI VENEZIA

Se si guarda più a nord parrebbe di no. Ad Amsterdam si dice che “dio ha creato il mondo tranne l’Olanda, che è stata creata dagli olandesi”. Di questo si vantano gli abitanti della città che viene definita “La Venezia del nord”, nella capitale di un paese rubato al mare che è il maggiore esportatore di beni agricoli d’Europa (il secondo al mondo dopo gli Usa) e che non ha rallentato nemmeno durante la pandemia.
Il paese che ospita il più importante porto europeo: Rotterdam, il terzo nel mondo.
Per questo, Rotterdam sarà la seconda tappa di WAnder, ma con Venezia non abbiamo ancora finito (continua)

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