Foibe: noi ricordiamo

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Eppure la violenza, la “banalità del male” dovrebbe farci sempre abbastanza paura, servirci da monito. Ricordare il passato per affrontare (meglio) il futuro. Non sembra proprio essere così: oggi, 10 febbraio, è il giorno del ricordo. La  nostra mente va agli infoibati (10, 20, 30 mila?), vittime alla fine della seconda guerra mondiale e subito dopo della violenza dei partigiani slavi. Ma nei maggiori siti d’informazione, onestamente, è difficile trovare questo “ricordo”. Spesso relegato in posizioni invisibili nei siti, quando c’è: sembra proprio che le foibe non siano esistite.

 

Non vogliamo, non è questo il luogo, entrare nella polemica storiografica che vuole la “cultura  di sinistra” italiana aver contribuito all’oblio delle foibe per ragioni politiche: è un dato di fatto. Noi vogliamo però avere una coscienza sveglia, contro l’odio, sempre: oggi ricordiamo quanto è successo, gridiamo all’orrore allo stesso modo con il quale ci si riempe di  tristezza il cuore quando si parla di Olocausto, il maggiore dramma vissuto dall’umanità.

 

Ricordiamoci ad esempio di Norma Cossetto, ritrovata con i seni pugnalati, il corpo martoriato, un pezzo di legno conficcato nella vagina. Aveva 23 anni quando, italiana dell’Istria, venne martoriata e infoibata. Studentessa all’università di Padova, venne insignita della laurea postuma qualche anno dopo la guerra. Il suo ricordo, in questa giornata, è una foto sorridente. Un sorriso spezzato: Norma e tutti gli altri, dimostrazioni di quanto in basso può arrivare l’uomo.

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