G8 di Genova: un diario fotografico

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Questo articolo fa parte dello speciale A Nordest di Genova sui 20 anni delle giornate del luglio 2001. A Nordest Di che mette a disposizione questo spazio per ricordi, emozioni, fotografie, testimonianze che potete inviare, in qualsiasi forma, alla mail redazione@anordestdiche.com

I giorni del G8 di Gevova del 2001 si sono “stampati” nell’immaginario collettivo con la forza di fotografie e video che raccontano gli scontri e le violenze delle forze dell’ordine. È difficile, anche nel ricordo, far emergere lo svolgimento temporale di quelle tre giornate fatte anche di tanto altro: manifestazioni, dibattiti, campeggi, poster, concerti, concerti, incontri. Attraverso un punto di vista molto parziale – un piccolo archivio di foto scattate a 20 anni, con una tecnica molto amatoriale, e ripescato in uno scatolone – si può provare a raccontare anche la vita quotidiana di quei momenti. Tutte le foto pubblicate in questa pagina sono state scattate da Giulio Todescan e sono rilasciate con licenza Creative Commons Attribuzione 3.0 Italia, dunque citando l’autore.

g8 genovaGenova G8 2001

Gallery 1: dopo un viaggio da Vicenza con un treno dei centri sociali del nordest, l’arrivo la sera del 18 luglio allo stadio Carlini. La mattina di giovedì 19 luglio passeggiando in città: giapponesi in sala stampa, manifesti in ricordo della rivolta dei “ragazzi con le magliette a strisce” del 1960 contro il congresso del Movimento Sociale Italiano postfascista che appoggiava il governo Tambroni, i negozi chiusi con le assi di legno, gli incontri del Public forum “Un altro mondo è possibile” promossi dal Genoa Social Forum nei pressi di piazzale Kennedy (sul mare), i pullman della polizia, i contadini “rural power”.

Gallery 2: il primo grande corteo pacifico, giovedì 19 luglio, per i diritti dei migranti. Si sfiora la zona rossa, chiusa da file di container.

genova g8 2001

Gallery 3: risveglio in tenda, venerdì 20 luglio, allo stadio Carlini, che ospita le Tute bianche e i centri sociali del Nordest. Tra le tende si aggirano Don Andre Gallo della Comunità di San Benedetto al Porto e Franca Rame. Incrociano in una foto Olol Jackson del centro sociale Ya Basta! di Vicenza. Preparativi al corteo “della disobbedienza civile” che dal Carlini parte per “violare” la zona rossa che chiude militarmente il centro storico dove si tiene il G8. I manifestanti indossano, armature di gommapiuma e cartone, caschi, visiere e, nelle prime file, trasportano scudi di plexiglass formando una sorta di testuggine. Il corteo avanza lungo corso Aldo Gastaldi, con alla destra la massicciata ferroviaria, e si dirige verso piazza delle Americhe, di fronte alla stazione Brignole, ai confini con la zona rossa. All’incrocio con via Montevideo la prima avvisaglia di scontri: il corteo si imbatte in un’auto, una Fiat Brava, data alle fiamme. Le forze dell’ordine bloccano il corteo circa 400 metri prima di piazza delle Americhe, all’incrocio tra via Tolemaide e il sottopassaggio di corso Torino: iniziano le cariche, accompagnate da un fitto lancio di lacrimogeni, il corteo in parte risponde con il lancio di oggetti e in parte si ritira, fuggendo da quel cul de sac. Solo il succo dei limoni aiutano a lenire gli effetti urticanti dei gas. Successivamente una nuova carica arriva di lato al corteo, da via Caffa, chiudendo parte dei manifestanti una situazione senza vie di fuga.

Gallery 4: ancora foto degli scontri del 20 luglio nelle vie del quartiere Foce, tra via Tolemaide, via Crimea, via Caffa e piazza Alimonda, dove viene ucciso Carlo Giuliani.

Gallery 5: lo stadio Carlini la sera del 20 luglio, dove si svolge una lunga assemblea, si segue la cronaca sempre più pesante alla televisione. La mattina del 21 luglio, una scritta a caratteri cubitali contro la polizia sulla pista del velodromo che circonda il campo. Si riparte con il corteo fiume della terza giornata, ma la cronaca fotografica finisce qui. Sabato 21 luglio sarà caratterizzato da fughe continue dalle forze dell’ordine. Si ritorna con un treno a tarda sera, mentre sta avvenendo l’assalto alla scuola Diaz.

Giulio Todescan

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