I “tapi” di Max Castlunger

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In questi mesi di lockdown e di stop agli eventi culturali, il percussionista della Val Badia non si è fermato: ha deciso di reinventarsi costruendo dozzine di strumenti originali, che ora presenta su Facebook.
Max Castlunger, classe ‘78, è un nome noto nel panorama musicale e culturale dell’Alto Adige. Il ladino di San Martino, che nel frattempo vive e lavora a Terlano, vanta infatti un curriculum di tutto rispetto: collaborazioni artistiche con Andrea Mingardi, Phil Mer, la Spolpo Blues Band, le Ganes, teatrali e televisive. Il musicista badiota (che è membro della nuova associazione “PERFAS”, Performing Artist South Tirol) è anche insegnante di musica e collezionista di strumenti etnici da tutto il mondo – la sua grande passione. Suona il cahon (una cassa per trasportare i pesci); l’udu (un vaso di terracotta per acqua o riso); le steel drums (bidoni di petrolio). E poi: pentole; piastrelle; tavoli; sedie; bombole a gas; tronchi d’albero scavati; tubi di plastica; gong; botti per il vino e tanto altro.

L’esposizione nel Grand Hotel di Dobbiaco

Tuttavia, la crisi dell’intero settore culturale e artistico a causa del coronavirus ha imposto uno stop forzato anche Max Castlunger. Che però in questi mesi non è stato con le mani in mano. Ha iniziato a costruire strumenti. E per quest’autunno – per allora saranno quasi un centinaio – daranno vita ad una mostra interattiva chiamata “Upcycling Music”. In ottobre (dal 1° al 31) è infatti prevista l’esposizione interattiva nel Cultural Center Gustav Mahler & Guesthouse di Dobbiaco. Come spiega lo stesso musicista, sarà “un’esposizione molto particolare”, perché i visitatori potranno toccare con mano e provare personalmente gli strumenti. Inoltre, Castlunger farà da cicerone e le visite si trasformeranno in una sorta di concerto.

 

Nulla si butta, tutto può essere suonato

“Da oltre vent’anni colleziono strumenti musicali di ogni genere e provenienza, ispirato dai materiali, dai suoni e dalle tecniche di costruzione degli strumenti da me raccolti. Ho iniziato circa 15 anni fa a cimentarmi nella costruzione, tenendo come filo conduttore l’elaborazione creativa di materiali naturali e di oggetti” scrive l’artista sul suo profilo. Il suonatore, costruttore, collezionista e divulgatore (qualche giornale l’ha addirittura definito “mago delle percussioni”), spiega di aver dedicato parecchio tempo allo studio dei materiali e alle relative tecniche per creare gli strumenti. E di trovare i materiali un po’ ovunque, persino nel centro di riciclaggio di Terlano, la sua “prima fonte”.

I “tapi” e lo “scagnòn”

Nel frattempo, Max Castlunger ha iniziato a pubblicare sui social una serie di video in cui presenta i suoi strumenti “Upcycling”. Ci sono i “tapi”, dal ladino “tapo”, ossia ceppo di legno, sviluppati tredici anni fa dal badiota con “l’idea di creare tamburi alpini in mancanza di altri tradizionali”. I “tapi” sono stati realizzati con tronchi di alberi provenienti dai boschi della Val Badia. I tronchi di cirmolo, abete e larice sono stati svuotati con la motosega e con scalpelli, la membrana di multistrato di faggio di 4 millimetri è stata incollata sull’estremità più stretta del tronco. E c’è lo “scagnòn”, la sedia sonora (in ladino “scagn”), ispirata al cajòn, lo strumento a percussione a forma di scatola originario del Perù.

Elmar Burchia

Il video di Max Castlunger che suona i “Tapi”:

Qui la pagina web di Max Castlunger

Qui la pagina Facebook di “Upcycling Music”

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