Limbo di Soi Cheang: riscatto femminile in una Hong Kong fatiscente. Visto al FEFF23

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Se fosse proiettato in odorama, Limbo di Soi Cheang (Hong Kong, 2021, 118′) emanerebbe un inconfondibile fetore di spazzatura. Fin dalle prime inquadrature è l’olfatto uno dei sensi più acuti del “cattivo” detective Cham Lau (interpretato da Gordon Lam Ka-tung), affiancato dal giovane e ingenuo Will Ren (interpretato da Mason Lee). La pista dell’odore li porta sulle tracce di un serial killer che mutila le mani delle vittime prima di violentarle  e ucciderle, e che vive rintanato nei quartieri più emarrginati e dimenticati di Hong Kong. Wong To, una tossicodipendente interpretata da Cya Liu, è la vittima predestinata che proveranno a salvare, pur non risparmiandole umiliazioni di ogni genere. Il film, in prima visione italiana e in concorso al Far East Film Festival 23 di Udine, vede il ritorno del regista cinese al thriller dopo la parentesi fantasy della trilogia di The Monkey King, un ritorno all’azione pù efferata e alle atmosfere più cupe, grazie al riadattamento del romanzo “Wisdom teeth” di Mi Lei.

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«Il libro è stato all’origine del film – racconta il regista Soi Cheang a FEFF23 –. Quando l’ho letto ho pensato che il setting fosse molto buono per Hong Kong. Il mondo in cui il libro raccontava gli spazi urbani mi ricordava la città che avevo conosciuto per la prima volta 30 anni fa. La prima impressione che avevo avuto era stata di una città sporca, piena di spazzatura, e volevo restituire quell’impressione. Sono stato ispirato anche da un libro fotografico su alcuni detective giapponesi degli anni Settanta».

La fotografia in bianco e nero, la scenografia e la regia mobile e vertiginosa rendono la città una protagonista a tutti gli effetti del film, portanto all’estremo i contrasti tra le muraglie geometriche di grattacieli, spesso sullo sfondo, e i veri luoghi dell’azione: palazzi in rovina, squallidi sotterranei colmi di immondizia, bidonville sotto la metropolitana sopraelevata. I treni della metro con i loro movimenti sinuosi tornano come leitmotiv anche sonoro, come dei fili che cuciono un tessuto urbano frammentato e slabbrato. «Il film è stato girato e montato a colori – spiega Soi Cheang – e solo in post produzione ho deciso di renderlo in bianco e nero: l’obiettivo era ridurre il film all’essenziale, facendo emergere le texture delle location e le pure emozioni delle performance dei miei attori».

Limbo di Soi Cheang, al Far East Film Festival 23

Il film è girato nei quartieri To Kwa Wan e Kwun Tong, nella parte orientale di Hong Kong, caratterizzati da edifici modernisti in cattivo stato di conservazione. «Abbiamo girato in diversi edifici che stanno per essere demoliti, tra cui quello, a metà del film, in cui i due poliziotti si fanno accompagnare da Wong To alla ricerca delle prostitute, e quello in cui si svolge la battaglia finale» racconta il regista.

La spazzatura è anche sinonimo dell’emarginazione sociale vissuta dai protagonisti, a partire dal serial killer e dalle sue vittime ma anche di Cham Lau, il funzionario anziano e rancoroso che con la giovane Wong To ha un rapporto ossessivo e violento, non riuscendo a perdonarle di aver investito la moglie anni addietro. Proprio il senso di colpa che rode Wong To la spinge a collaborare con la polizia per cercare una redenzione. «Lei è eccezionale nel film – spiega il regista –, e rispetto al personaggio del libro abbiamo deciso con gli sceneggiatori (Au Kin-yee e Shum Kwan-sin, ndr) di darle più spazio, renderla un personaggio più determinato, in grado di lottare per salvarsi. Forse a livello inconscio mi ricorda mia madre, una donna forte e determinata, che emigrò a Hong Kong con me e i miei due fratelli e ci crebbe da sola vivendo in un appartamento condiviso».

Limbo si può vedere anche online nella sala virtuale di FEFF23 sulla piattaforma MyMovies.

Giulio Todescan

 

Foto: Far East Film Festival

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