“- Noi non siamo cristiani, – essi dicono  - Cristo si è fermato a Eboli -”. “Noi non siamo cristiani, non siamo uomini, non siamo considerati come uomini, ma bestie, bestie da soma” e “dobbiamo subire il mondo dei cristiani, che sono di là dall’orizzonte, e sopportarne il peso e il confronto”.

Ognuno con il suo Cristo e la sua Eboli; e l’Alentejo, nel Portogallo, con il suo. Si tratta però di un Sud molto diverso da quello di Carlo Levi, dove i piccoli appezzamenti non sono mai arrivati e hanno dominato e continuano a dominare le grandi proprietà: i latifondi.

Saramago, nel suo “Una terra chiamata Alentejo”, fa la sua narrazione del latifondo. Racconta “a tempo di virgole” il lavoro nei campi, i contadini, i contadini trasformati in bestie, il loro sfruttamento, le loro miserie, ma anche i loro tentativi di sopravvivere, la loro sopravvivenza e le loro lotte.

Un popolo di braccianti abitava un latifondo che era lì da sempre ed era capace di reggere a qualsiasi urto. La prima Repubblica si diffondeva, correndo per il telegrafo, la stampa e il passa parola: “Il trono cadeva, l’altare diceva che per ora questo mondo non era il suo regno, il latifondo capì tutto e rimase a guardare, e un litro di olio costava più di duemila réis, dieci volte il salario giornaliero di un uomo.”

L’Estado Novo continuò a tenerlo in buona salute – il latifondo – e neanche la seconda Repubblica con una timida riforma agraria riuscì a ridimensionarlo seriamente.

Se qualche grande fattoria è abbandonata, sono ancora molte le case padronali con all’ingresso la targhetta “as propriedades do senhor”, altre attività sono gestite da fondazioni – Fundação Abreu Callado o Fundação Eugénio de Almeida – che alla produzione agricola associano un impegno benefico e sociale. Tra queste spicca la Fundação da Casa de Bragança, ultima dinastia reale portoghese, che qui in Alentejo ha dei possedimenti sterminati.

Il latifondo è ancora lì a guardare. Ma cosa?

Subito dopo Setubal le autostrade si svuotano in attesa di riempirsi di vacanzieri diretti in Algarve. Non si incontrano macchine ma si incontrano borghi medio-piccoli. Le riserve di grano in silos alti 20/30 metri campeggiano sulle casette da un piano massimo due. I centri storici continuano a spopolarsi per delle periferie un po’ più nuove o per cittadine un po’ più grandi. Il giardinetto pubblico riceve cure maniacali e il resto è quasi abbandonato a se stesso. I ristoranti e gli alberghi lussuosissimi – le Pousadas – occupano il palazzo storico del paese.

“Cristo si è davvero fermato a Eboli, dove la strada e il treno abbandonano la costa di Salerno e il mare, e si addentrano nelle desolate terre di Lucania”.

E si è davvero fermato anche in Alentejo. Il treno ci arrivava e i cristiani erano sempre al di là dell’orizzonte, lontanissimi, così lontani che il signore del latifondo a volte era Norberto, altre Alberto e altre ancora Dagoberto, Lamberto, Gilberto, Adalberto, Berto, Humberto, Clariberto, Gilberto, Angilberto, Ansberto, Sigisberto.

Mattia Gusella





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