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Ebrei dalla Russia a Padova: "Il posto delle capre, una storia familiare"

Redazione Padova - 26 gennaio 2012
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Una famiglia di ebrei dalla Russia a Padova: Sara Parenzo presenterà oggi,  alle 17, “Il posto delle capre, una storia familiare”. Appuntamento in Sala Paladin di Palazzo Moroni, a Padova (via VIII febbraio). Attraverso i ricordi della madre, l’autrice ripercorre la storia della sua famiglia di ebrei russi che, partiti dalla lontana Grodno alla fine dell’ Ottocento, fuggendo dai pogrom e dalla rivoluzione, erano arrivati a stabilirsi a Padova. Qui si erano costruiti una vita stabile e felice, ricca di successi e di soddisfazioni. Ma la Shoah verrà a spezzare ogni cosa: per la nonna Ada e la piccola Sara di non ancora sette anni sarà Auschwitz la fine di quel viaggio, mentre il nonno Elia morirà a Dachau.

“Eppure – scrive Gadi Luzzatto Voghera nella presentazione – paradossalmente e nonostante Auschwitz – quella che ci racconta Sara è una storia ‘bella’. In qualche modo è un po’ la nostra storia, fatta di scatole segrete in cui la mamma conserva antichi ricordi, sentimenti forti (la nostalgia di Trieste, che solo chi ha origini triestine può veramente capire), sapori della cucina ashkenazita, profumo “di mamma e di Arpège”. Insomma una storia normale, fatta di bei ricordi e di rimpianti. Una storia troncata dalla Storia, che ci aiuta a riflettere e che ci fa piacere leggere”.

Saranno presenti, oltre all’autrice, Giuliano Pisani, Vice Presidente Comitato Scientifico Giardino dei Giusti del Mondo
Davide Romanin Jacur, Presidente Comunità Ebraica di Padova, Giorgio Roverato, Università di Padova, Pier Cesare Ioly Zorattini, Università di Udine, Antonio Daniele, Università di Udine

15 comments

  1. un libro delicato, struggente, una biografia familiare immune dalla retorica. Forse il modo migliore
    per ricordare la Shoah, perché consente di recuperare, attraverso ricordi intimi, personali, la
    dimensione reale, umana, della tragedia. Non è un libro di storia, bensì la narrazione di come la
    storia sconvolga (possa sconvolgere) non solo la vita dei sopravvissuti, ma anche quella dei loro
    figli, dei loro nipoti e della discendenza che verrà. L’autrice compie con questo agile libro
    un’operazione generosa, trasformando una vicenda assolutamente privata in una testimonianza che ci
    interroga tutti. Una testimonianza di sofferenza, che però è anche – e soprattutto – un atto liberatorio,
    e di amore per la vita che continua, che non si arrende (non può, non deve arrendersi) al male.

  2. davvero un gioiello questo libro, denso di vita quanto di disperazione. tra le rumorose celebrazioni della memoria riesce a regalare uno spazio per meditare restituendo individualità, e forza, e verità, ad una tragedia collettiva spesso, purtroppo, proiettata sugli schermi della retorica. grazie all’autrice

      1. Caro Bruno, il tuo commento, come vedi, andava benissimo: ma tutto viene “moderato” (cioe’ pubblicato solo dopo essere stato letto) per evitare offese

  3. un libro stupendo, una storia vera ed avvincente, ve lo dice un diretto parente della fam. Gesess che ha avuto modo in passato di sentire in parte qualche episodio e dopo avere letto il libro mi sono proprio emozionato
    GRAZIE SARA

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