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Falun Gong, il 20 luglio 13 anni di persecuzioni

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Domani, 20 luglio, ricorre un anniversario. Tredici anni fa, infatti, il 20 luglio 1999, ha avuto inizio una delle più brutali persecuzioni della storia, che è ancora in corso. Il Partito Comunista Cinese, guidato dall’allora segretario Jiang Zemin, lanciò la violenta repressione contro 100 milioni di praticanti del Falun Gong, un’antica pratica spirituale profondamente radicata nelle tradizioni cinesi. L’ordine era quello di sradicare il Falun Gong dalla Cina “in soli tre mesi”.
Venne portata avanti una campagna diffamatoria, sostenuta dall’imponente potenza mediatica del regime, che aveva lo scopo di demonizzare i praticanti del Falun Gong agli occhi della popolazione cinese e mondiale. Venne istituito un apposito apparato repressivo, l’Ufficio 610, il cui unico scopo era quello di scovare, maltrattare e “trasformare” i praticanti del Falun Gong, che attraverso torture fisiche di indicibile crudeltà, venivano costretti ad abiurare alla propria fede nella Falun Dafa. Alcuni rapporti e denunce internazionali parlano dell’espianto di organi sui corpi vivi dei praticanti. Tale strumento di tortura, che lucrava sul fiorente mercato degli organi, è stato descritto accuratamente in un rapporto del 2006 da David Matas, pluripremiato avvocato per i diritti umani e David Kilgour, ex-segretario di Stato del Canada e citato in un rapporto del 2008 da Manfred Nowak, ispettore del Comitato Diritti Umani delle Nazioni Unite.


I praticanti del Falun Gong rappresentano il gruppo più numeroso di prigionieri di coscienza al mondo: ammontano a centinaia di migliaia. Il ricercatore Ethan Gutmann, basandosi su decine di interviste di ex detenuti, stima che i praticanti del Falun Gong rappresentino dal 15 al 20 percento delle persone rinchiuse a lungo termine nei campi di lavoro, prigioni e strutture detentive.
Questo venerdì, 20 luglio 2012, l’Unione Europea e la Russia sosterranno a Bruxelles la Consultazione sui Diritti Umani. Questo incontro bilaterale avviene nel momento in cui la Corte Suprema della Federazione Russa sta per pronunciarsi sul definitivo divieto della pubblicazione in Russia dello Zhuan Falun, il principale libro del Falun Gong. Si tratta di una grave violazione delle più fondamentali libertà dell’Uomo, ennesima concreta manifestazione, anche al di fuori dei confini cinesi, della politica persecutoria da parte del PCC, che in questo caso trova nella Russia un decennale fedele alleato.

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