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Istanbul dalla A alla Z: okul, la scuola

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“Ali okula gel”, (letteralmente Ali vieni a scuola) “Ayşe Ali’ye topu at” (let. Ayşe lancia la palla ad Ali), sono scritte su foglietti di carta, piegati a metà ed appesi su dei fili al lato della lavagna. Dall’altro lato quadretti con busti di guerrieri barbuti a cavallo, uomini intenti a disegnare miniature e grassi sultani, ciascuno con una didascalia indicante il nome, l’anno di nascita e di morte. Io riconosco solo Attila e Genghis Khan, ma i bambini ti sanno sciorinare i nomi di tutti questi loro eroi nazionali. Poi una mappa che indica le diverse popolazioni turche nel mondo: vi è colorata l’Ungheria, la Finlandia, ma soprattutto l’Asia centrale, la Siberia, la Persia dove abiterebbero i diversi popoli di orgine turca e anche il Giappone. Sopra la porta un grande quadro con Ataturk. Il maestro, con un completo grigio, mostra ai bambini con una bacchetta i foglietti legati ai fili e un bambino sillaba “A-l-i o-k-u-l-a g-e-l”. In classe sono più di trenta, tutti con una camicia bianca e un gillet grigio con il logo della scuola sul petto. Le bambine hanno calze e una lunga gonna blu, i bambini pantaloni dello stesso colore. Hanno cantato l’inno e adesso fanno lezione. Sono curiosi, vivaci e interessati non solo alle parole del maestro come è normale a quell’età. Sono i bambini di una scuola pubblica a Merter, nella periferia di Istanbul.

Come in Italia, il sistema scolastico prevede dopo l’asilo la scuola dell’obbligo a partire dai sei anni. I posti non bastano per tutti i bambini e nelle scuole si susseguono due turni. Un gruppo ha lezione delle 7 alle 13, un altro dalle 13 alle 19. Poco prima di mezzogiorno arrivano mamme, sorelle o fratelli maggiori che portano riso, panini, yaprak dolmasi (foglie d’uva ripiene) agli alunni.

L’esame per passare alla scuola media è ancora lontano, ma alcune mamme già approfittano per chiedere al maestro come sono le prospettive del piccolo e se è il caso di aggiungere qualche lezione privata. Il sistema scolastico turco prevede test alla fine di ogni ciclo, che selezionano i ragazzi in base al loro punteggio. Solo i migliori possono andare alle scuole migliori. E il ranking è fatto a livello nazionale dal paesino fino a Istanbul. In alto nella lista si trova il celebre liceo statale d’élite, il Galata Saray, fondato sul modello napoleonico, in cui studiano i migliori rampolli di tutto il Paese tuttora con lezioni e libri nella lingua dell’ “oui”. Per questo la concorrenza tra i banchi è forte fin dai primi anni: “Ayşe lancia la palla ad Ali”, ma se potesse, gli lancerebbe anche un colpo basso.

Ogni estate migliaia di famiglie si chiedono se sia meglio affidare i propri figli all’istruzione pubblica, gratuita ma sovraffollata, oppure se sia il caso di iscriverli in una scuola privata che offre servizio di trasposto fin da casa, scuola a tempo pieno, mensa e forse -sperano in molti- anche una preparazione sufficiente a passare l’esame nazionale. Le rette per queste scuole sono come il conto da Cipriani, le borse di studio come un terno al lotto. La variante più economica sono le dershane, le scuole di ripetizioni, anche quelle private, che offrono dei corsi specifici per passare il test ministeriale (KPSS) in aggiunta alle lezioni nella scuola pubblica. Serate e fine settimana sono spesso occupate a fare crocette su libri tipo alfa-test, e i soldi tintinnano nelle casse delle dershane, che sono diventate negli ultimi anni delle imprese radicate in tutto il Paese. La dershane Sınav ha fondato la sua catena di licei d’èlite (Sinav Coleji) e Uğur dersanesi (Casa di ripetizioni di Uğur) ha dato i natali all’Università Bahçeşehir, che ha sede a Beşiktaş in un’elegante palazzina sul Bosforo.

La luna ruota, si muove, ma noi vediamo sempre la stessa faccia. Il sistema scolastico turco è una luna all’incontrario: mostra facce diverse ma resta sempre al centro di molte polemiche.

Un decennio fa dopo la scuola elementare era possibile iniziare il liceo, che durava otto anni. Poi fu resa d’obbligo la scuola media per evitare che nelle scuole superiori (tra cui anche scuole coraniche) entrassero ragazzi troppo giovani e ridurre quindi il rischio di plagio.

Fatto sta che nei programmi della scuola turca c’é anche la materia “Storia della rivoluzione della Repubblica Turca e kemalismo”, che lascia qualche dubbio in fatto di plagio di giovani cervelli. Quanto alle due ore di religione obbligatorie, si tratta di religione sunnita. Altre minoranze mussulmane -come gli Aleviti- non vengono riconosciute.

L’anno scorso il sistema d’istruzione è entrato nella bufera quando il governo ha deciso con un colpo di mano di trasformare il sistema 5+3 (cinque anni per la scuola elementare e tre per la media) in un 4+4+4 per allungare la scuola dell’obbligo e l’istruzione professionale. Secondo l’opposizione questo sarebbe un regalo ai conservatori, perchè permetterebbe nei paesini più poveri e tradizionali di lasciare le ragazze a lavorare ai fornelli di casa e aumenterebbe ulteriormente le ore di religione. Insomma Ayşe non tirerà più la palla ad Ali, ma gli porterà le pantofole quando lui torna dal lavoro.

Nicola Brocca

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