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Medinsky, Ca' Foscari e Tafazzi

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medinsky

+++AGGIORNAMENTO 21 MAGGIO: Silvia Burini, la prorettrice di Ca’ Foscari, si è dimessa in seguito alle polemiche scatenate dal conferimento della laurea a Medinsky. «E’ con dispiacere che ieri ho deciso di accettare la restituzione delle deleghe da parte del pro rettore alle produzioni culturali e ai rapporti con le istituzioni scientifiche e culturali professoressa Silvia Burini – dice il Rettore Carraro – nella sua lettera, sul mio tavolo da sabato e che non ho accolto subito in attesa della riunione dei direttori di oggi per una valutazione condivisa, la professoressa Burini esprime “l’auspicio che questa mia decisione, a cui sono arrivata per essermi sentita chiamata direttamente in causa rispetto alle recenti controverse vicende, possa contribuire e favorisca il ritorno ad un clima più disteso, nel quale sia possibile un confronto pacato e costruttivo, soprattutto in vista delle imminenti scadenze elettorali”. Tengo inoltre a esprimerle personalmente il mio ringraziamento per l’importante lavoro svolto per Ca’ Foscari, per la sua competenza e per aver messo le sue indiscutibili qualità al servizio e a beneficio dell’Istituzione. Senza il suo lavoro non esisterebbero la Notte dell’Arte e tante altre iniziative che hanno valorizzato il talento di Ca’ Foscari e le produzioni culturali in questa città».

 

Ma il buon Tafazzi ce lo ricordiamo solo noi? Perché il caso Medinsky – Ca’ Foscari ci fa tornare in mente proprio il mitico personaggio da Giacomo Poretti in Mai dire Gol, che si divertiva a flagellarsi gli zebedei e a provarne un’indubbia soddisfazione. La laurea che l’Ateneo veneziano ha voluto dare al ministro della Cultura di Putin, antieuropeista convinto, nazionalista acceso e autore di un documento sulla concezione statale della cultura in cui si cerca di combattere l’Europa, l’Occidente degradato e così via, non riusciamo proprio a capirla. Non capiamo come si sia deciso di approvare tale decisione (con il voto a favore anche degli studenti, poi dichiaratisi pentiti: non sapevamo chi fosse, hanno detto) in Senato Accademico. Ma non capiamo soprattutto l’ostinazione nel mandare Silvia Burini, prorettrice dell’Università, a consegnargliela a Mosca. Medinsky doveva infatti venire a Venezia, ma la protesta già montata fra docenti e studenti ha fatto prima rimandare la cerimonia, per poi spostarla con un blitz nella città russa organizzato in grande velocità. Descritto anche come “omofobo”, ci sono numerose accuse di plagio che pendono sugli scritti di Medinsky. Certo, ritornare sui propri passi sarebbe stato uno sgarbo importante verso Medinsky e la madre Russia. E in fondo prima di tutto la Real Politik, poi il buonsenso, che ad ascoltare studenti e docenti si rischia di diventare populisti, no? Che non si dica niente però sull’Università italiana, funziona come una macchina ben oliata, più forte di qualsiasi  ostacolo: Medinsky ringrazia. Gliel’abbiamo voluta dare a tutti i costi, questa laurea: un po’ come Tafazzi si martellava le parti nobili. Ci è piaciuto uguale?

Ecco il comunicato di protesta degli studenti.

A seguito del conferimento del titolo di membro onorario del corpo accademico (Honorary Fellowship) di Ca’ Foscari al ministro della cultura della Federazione Russa Vladimir Medinskij, la rappresentanza degli studenti di Ca’ Foscari ritiene di dover prendere le distanze dalla decisione presa all’unanimità dal Senato accademico il 24 marzo scorso e risoltasi nella consegna del titolo a Mosca il 15 maggio. Questa decisione ci sembra infatti rappresentare una mossa politico- diplomatica sbrigativa nonché difficilmente condivisibile da parte della maggioranza di studenti e docenti, anche alla luce della delicata situazione politica odierna.

La carenza dei presupposti necessari al conferimento di un tale titolo accademico, dal valore tutt’altro che simbolico, sono stati già esaustivamente illustrati sia da parte di singoli docenti di Ca’ Foscari (si veda ad esempio il recente intervento del professor Filippomaria Pontani su Post.it: http://www.ilpost.it/2014/05/09/vladimir-medinskij/), sia da parte di numerose personalità della cultura russa, le quali hanno vissuto la recente evoluzione della politica culturale del loro paese e si sono già espresse in una lettera aperta (http://www.colta.ru/articles/specials/3196). Anche ponendo in secondo piano le pur gravi accuse di ipernazionalismo e intolleranza avanzate da voci autorevoli – incluse quelle sopra citate – teniamo a sottolineare la motivazioni prettamente accademiche che ci portano a disconoscere la validità del riconoscimento: Vladimir Medinskij è stato più volte accusato da parte della comunità scientifica russa di aver diffusamente plagiato nella propria tesi di dottorato (http://actualhistory.ru/medinskyi_plagiat). Tale prassi si pone agli antipodi del modello di ricerca universalmente praticato nelle istituzioni accademiche che ritengano fondamentale salvaguardare la propria autorevolezza.

La situazione ha acquisito maggiore gravità per le modalità poco trasparenti in cui è avvenuta la consegna del titolo. In seguito alle polemiche scatenatesi, infatti, la cerimonia a Venezia è stata rinviata a data da destinarsi per poi avere luogo, inaspettatamente, il 15 maggio scorso a Mosca. È stata la stampa russa a informare dell’imminente consegna del titolo onorario da parte della prof.ssa Silvia Burini (Prorettore alle Produzioni culturali e rapporti con le istituzioni scientifiche e culturali e direttrice dello Csar- Centro Studi sulle Arti della Russia), mentre nessuna comunicazione ufficiale è stata emanata da Ca’ Foscari. Il fatto che tale insignazione si sia svolta al di fuori dell’istituzione universitaria, cosa mai avvenuta fino ad ora, assume un significato diplomatico eclatante.

Informati solo a fatto compiuto, noi studenti siamo stati privati della possibilità di esprimere il nostro disaccordo. Tenendo inoltre in considerazione che la pagina facebook dello Csar è stata disattivata in concomitanza con questi eventi, possiamo affermare che la possibilità di dialogo è stata neutralizzata a tutti gli effetti.
Un’istituzione che si affida quotidianamente alle reti sociali e a internet per comunicare non dovrebbe, a nostro parere, utilizzare simili strategie.

Tantomeno dovrebbe una docente dello stesso ateneo affermare che gli studenti non hanno potuto protestare perché le lezioni sono finite e gli esami sono imminenti (parafrasiamo un’affermazione della prof.ssa Burini intervistata da “Izvestija” (http:// izvestia.ru/news/570878).”

Ci appelliamo dunque al Senato accademico di Ca’ Foscari affinché si ravveda riguardo la propria decisione, e intervenga per riparare all’errore.

Chiediamo inoltre sia fatta chiarezza sul modo in cui Vladimir Medinskij è stato insignito del titolo che, conferitogli dall’Università in cui studiamo, riguarda anche noi studenti, considerando la scarsità di informazioni e l’assenza di dibattito che a quanto pare ha caratterizzato il percorso che ha condotto all’attribuzione di quest’onorificenza. Ci riguarda proprio perché degrada il significato di Cultura che questa istituzione dovrebbe difendere.

Concludiamo chiedendo la revoca del titolo, per le motivazioni già largamente sopraindicate.

Gli studenti dell’Università Ca’ Foscari di Venezia e i loro rappresentanti

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