Tra sistema e intuizione: il Kunstmuseum di Stoccarda dedica una mostra alle artiste concrete

di Caterina Longo
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Il Kunstmuseum di Stoccarda dedica, primo in Germania, una mostra alle artiste concrete e fa luce sulla fitta rete di rapporti e di galleriste che tra gli anni ’20 e ’50 del secolo scorso le hanno sostenute. “Zwischen system & intuition: konkrete Künstlerinnen” (tra sistema e intuizione: le artiste concrete) presenta oltre cento opere tra dipinti e installazioni di dodici artiste, ma soprattutto guarda al loro percorso, alle loro storie e alle condizioni di produzione dell’arte nell’Europa del novecento. Il progetto espositivo e di ricerca fa leva sull’ampio fondo di arte concreta del gallerista Franz Teufel, donato al museo nel 2009.

Colori e forme pure, sganciate dalle suggestioni della realtà o da riferimenti simbolici: erano questi i principi a cui si ispirava l’arte concreta. Il movimento, nato negli anni venti del secolo scorso, è ancora ampiamente considerato come un dominio puramente maschile ed è associato a nomi illustri come Theo van Doesburg e Max Bill. La mostra a Stoccarda mira a scardinare questa visione: grazie alle ricerche della curatrice Eva-Marina Froitzheim emerge così una nuova mappa sul movimento, che include nella costellazione dell’arte concreta nomi noti e meno noti, come Marcelle Cahn, Geneviève Claisse, Sonia Delaunay, Clara Friedrich-Jezler, Lily Greenham, Katarzyna Kobro, Verena Loewensberg, Vera Molnar, Aurelie Nemours, Charlotte Posenenske, Sophie Taeuber-Arp e Mary Vieira.

Marcelle Cahn
Femme et Voillier, 1926–27
Öl auf Leinwand, 66 x 50 cm Musée d’Art moderne et contemporain, Strasbourg Foto: Musées de Strasbourg, A. Plisson

Pur tra le diversità, le artiste sono accomunate da “Una profonda preoccupazione per la relazione tra superficie, forma, linea, spazio e colore e per il significato sociale dell’arte.” spiega il comunicato del Kunstmuseum. Un’attenzione che si traduce in dipinti rigorosi, che restituiscono la purezza di forme geometriche, linee e colori. Sono così le opere di Marcelle Cahn, Clara Friedrich-Jelzer e Geneviev Claisse, brillano di perfezione formale – ad occhi moderni possono apparire severe, troppo antenate dei facili sfolgorii a cui siamo abituati dalle immagini di oggi. Ma la mostra va oltre, con lavori in cui c’è il seme di nuove sensibilità e approcci, che cercano il movimento, la partecipazione, l’interdisciplinarità. Sono ancora capaci di intrappolarci in rompicapi visivi i dipinti di Vera Molnar (*1924, Budapest, Ungheria), considerata la gran dame della computer art, di cui è pioniera. Davanti alle sue tele si rimane ipnotizzate nel tentativo di scogliere gli enigmi di linee, cerchi, forme e geometrie. La luce porta movimento nelle celebri “light box” di Lily Greenham (1924-2001). L’artista danese sarà per molti una scoperta, anche per il suo utilizzo della lingua come “materiale artistico” e la necessità di un’arte che è comunicazione, interazione con il destinatario. Nella mostra a Stoccarda sono presenti anche diverse sue installazioni sonore. Una fotografia in bianco e nero raffigura una donna su una scala, il braccio teso a sistemare una grande scultura dalla lucentezza metallica: è Mary Vieira (1927-2001) durante l’Expo del ’64 a Vidy, Losanna. L’artista si era trasferita in Svizzera nel 1951, dopo gli anni della sua formazione brasiliana, per intraprendere un percorso originale di innovazione, basata sulla sintesi dell’arte concreta con una nuova enfasi sulla partecipazione dello spettatore.

Vera Molnar
Interstices, 1985–2019
Pigmentfarbe auf Leinwand, 25-teilig, je 40 x 40 x 4 cm
courtesy galerie linde hollinger © VG Bild-Kunst, Bonn 2021

Tornando un passo indietro, non si può non citare la sezione dedicata a Sonia Delauny, con diversi quadri, ma anche i vestiti, i bozzetti e i campioni di stoffa dipinti dall’artista per la ditta di tessuti Metz & C. negli anni trenta. Ci troviamo davanti a fantasie geometriche e accostamenti cromatici (basati sulla legge ottica dei contrasti simultanei, per i quali l’artista è diventata celebre), dalla bellezza eterna, di fronte a cui la produzione attuale non può che impallidire. La connessione con le arti applicate, quindi l’abbigliamento e il design, è un processo naturale per Delauny, che le considerava un tutt’uno con l’attività prettamente artistica.
Non è il caso di Delauny ovviamente, ma il territorio delle arti applicate nella grossolana percezione comune viene ancora spesso considerato minore, soprattutto rispetto ad un’artista donna. Questo è solo uno dei luoghi comuni e degli inciampi quando si considerano i percorsi di molte artiste. Un altro topos che accomuna diversi dei destini delle artiste in mostra, è il riconoscimento tardivo, o comunque un percorso lungo verso la professionalizzazione: Verena Loewensberg vende la sua prima opera a 38 anni e porta avanti la famiglia grazie a un negozio di dischi a Zurigo; Aurelie Nemours viene celebrata in una mostra al Centre Pompidou di Parigi quando ha 94 anni. Non meraviglia quindi se nel certificato di morte di Sophie Taeuber-Arp viene indicato come mestiere “casalinga”.

Oltre all’attività delle artiste, la mostra a Stoccarda porta alla luce l’attività di diverse galleriste che, nella Parigi del dopoguerra, si muovevano in un mondo dell’arte prettamente maschile, con la Nouvelle École de Paris. Esse cercarono vie alternative, trovandole nell’arte concreta e astratta. Tra le pioniere si scoprono così figure come Colette Allendy, Denise René e Anne Lahumière. Ad Edith Wahlandt va il merito di aver promosso la diffusione dell’arte concreta nella regione di Stoccarda e ben oltre con la sua galleria omonima.

Caterina Longo

 

zwischen system & intuition: KONKRETE KÜNSTLERINNEN
Kunstmuseum Stuttgart
a cura di Eva-Marina Froitzheim, assistente curatoriale Tina Weingard

Kleiner Schloßplatz 1, 70173 Stuttgart, Germania
Fino al 17 ottobre 2021

catalogo (de/eng) a cura del Kunstmuseum Stuttgart con contributi di Karin Buol-Wischenau, Eva-Marina Froitzheim, Walburga Krupp, Serge Lemoine, Frederik Schikowski, Tina Weingardt, Renate Wiehager e Beat Wismer 132 pp, Wienand Verlag ISBN 978-3-86832-634-5
E disponibile un’audioguida alla mostra con la voce narrante dell’attrice Natalia Wörner

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