Paesi Bassi: i figli (e i pronipoti) dei fiori

di Massimiliano Boschi
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Nel 1635, mentre a Venezia si costruiva la Basilica della Salute per celebrare la fine della peste, nei Paesi Bassi veniva registrata una vendita all’asta di 40 bulbi di tulipano per 100.000 fiorini. Per comprenderne il valore attuale, si pensi che all’epoca un maiale costava circa 30 fiorini, non 30.000, proprio 30. Un livello di prezzi i che aveva spinto alcuni commercianti di fiori a vendere bulbi appena piantati o in progetto di essere piantati. In pratica dei “futures”. Fu così che si gonfiò (e scoppiò) la prima bolla speculativa (documentata) della storia del capitalismo, mandando sul lastrico una moltitudine di mercanti. (fonte)

A quasi quattrocento anni di distanza, Santa Maria della Salute è diventata uno dei simboli di Venezia (ne abbiamo scritto qui) mentre i tulipani continuano ad arricchire le tasche dei mercanti olandesi con invidiabile continuità e minore rischi.

Ad Aalsmeer, 15 chilometri a Sud-Ovest di Amsterdam, ha sede il più grande mercato di fiori al mondo: Flora Holland, 518mila mq su un’area di 990.000 mq, il quarto edificio più grande del mondo.


Una struttura che, prima della pandemia, era diventata anche una importante meta turistica, non tanto per i fiori che i visitatori non possono toccare e sono spesso imballati, ma per l’incredibile logistica organizzata in stretto collegamento con il vicino aeroporto di Amsterdam Schiphol.
I numeri sono notevoli anche dal punto di vista economico. Il fatturato globale di Flora Holland, di cui Aalsmer è sola la sede più importante, è di 4,6 miliardi di euro, ogni anno vi vengono scambiati oltre 12 miliardi di fiori o piante e vi sono occupati quasi 2500 dipendenti.

Allargando lo sguardo al mercato internazionale dei fiori, non possiamo non precisare che l’Italia occupa l’ottavo posto tra i maggiori esportatori di fiori recisi grazie a una quota di mercato dell’1%. Un dato che può risultare positivo se non lo si paragona a quello olandese, primo in assoluto con il 52% del mercato mondiale. (Segue la Colombia con il 15% e l’Ecuador con il 9% – fonte).
Niente male per un paese che ha il 26% della sua superficie sotto al livello del mare e che, come già sottolineato, è il maggiore esportatore di beni agricoli d’Europa. (fonte).
Ma se qui si parla dei Paesi Bassi è per un confronto con Venezia e soprattutto con l’Italia, con i suoi orizzonti, le sue mentalità e il suo approccio al turismo.

Il turismo

Prima di occuparci di turismo, un’ultima informazione: a inizio 2021, la borsa di Amsterdam si è sostanzialmente presa quasi tutto il volume di trading perduto dal Regno Unito a causa della Brexit, superando i 9 miliardi di euro di azioni scambiate al giorno (fonte).
Questo dato, come quelli precedenti, sono solo la necessaria premessa per evidenziare come gli olandesi siano stati in grado di far fronte alle difficoltà e come questo permetta loro di avere un approccio differente a quella che è diventata la più importante (e pesante) industria del pianeta: il turismo che, come noto, nei Paesi Bassi si concentra principalmente nel centro storico di Amsterdam.
Nel tentativo di proteggerlo e soprattutto di tutelare chi vi abita, la sindaca di Amsterdam, Femke Halsema, ha pensato bene di alleggerire la pressione turistica sulla città costringendo “Amsterdam Marketing” (che da sempre promuove le attrattive della capitale olandese per attrarre turisti e affari) a dedicarsi esclusivamente alla promozione culturale e proponendo la chiusura di un numero significativo delle 330 finestre del quartiere a luci rosse del centro storico della città, una delle mete turistiche più famose della capitale olandese.

Non solo, per contrastare il proliferare di Bed and Breakfast che mandano alle stelle i prezzi degli affitti, sono state decise regole molto restrittive.
La scrittrice e traduttrice Barbara Summa, nata in Abruzzo ma da anni residente nei Paesi Bassi, le ha descritte con straordinaria efficacia nel suo blog: “Tanto per cominciare si può aprire un B&B solo nella casa in cui si abita e in cui si è registrati in comune. Se a quell’indirizzo sono registrate più persone, queste devono per forza essere famigliari, non semplici coinquilini. Se la casa è di proprietà di una corporazione edilizia è proibito gestirci un B&B. Se l’abitazione è in un condominio occorre l’ autorizzazione dell’assemblea condominiale (spoiler: non te la danno. ). Se la casa è acquistata con un mutuo occorre l’autorizzazione scritta della banca o altro finanziatore del mutuo (spoiler: non te la danno praticamente mai). Spesso anche le compagnie assicurative (e le polizze casa sono praticamente obbligatorie) non ti coprono se vuoi farci un B&B. Se il piano regolatore proibisce esplicitamente per la tua zona la destinazione ad affitto turistico devi chiedere un’ulteriore licenza. Che non si sa se ti danno e dopo quanto tempo”.
Ma non è tutto, come precisa Barbara Summa: “La superficie di casa che si può adoperare per un B&B non può essere superiore al 40% dell’intera abitazione e comunque non oltre 61 metri quadri. Per calcolare quel 40% ci sono delle metriche diverse per le parti comuni e quelle esclusivamente riservate agli ospiti. Quando sei in vacanza tu non puoi affittarti casa. Per aprire un B&B puoi allestire 4 posti letto fissi per massimo 4 ospiti”.
Il tutto per concludere che “Se hai un mucchio di soldi e la casa in centro te la finanzi senza chiedere mutui a nessuno, in teoria potresti provarci. Al momento il prezzo al metro quadro di una casa autonoma in centro va dagli € 8-10.000 in su. È questo l’investimento che vuoi fare nella vita per avere in casa estranei che ogni due minuti hanno bisogno di qualcosa e ti vengono a scocciare?”

In brutale sintesi, potendo contare su altri importanti settori economici, l’amministrazione pubblica olandese può concentrarsi sul benessere dei cittadini, senza rendersi schiava delle esigenze dei turisti. (Segue)

Massimiliano Boschi

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