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Tradizioni, cibo, ratti, un’economia in crescita esponenziale. Anche (e non solo) questo è il Vietnam. Il racconto di Andrea Ragona.

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Sempre avanti, senza paura. É forse questo il miglior modo per affrontare il Vietnam contemporaneo. A partire dalle piccole cose. Si, perché una volta giunti fra le strade delle città vietnamite la prima cosa che stupisce è sicuramente lo sciame di motorini che riempe le strade, invadendole come un liquido fluido e onnipresente. Honda, Yamhaa di tutte le epoche scorrono, senza paura. Raramente si incontra qualche semaforo e allora ecco che i nostri scooteristi devono fermarsi per un breve stop. Ma non i più temerari, né quando si deve girare a destra. E men che meno quando si incrocia un pedone. Ed è lì che diventate voi il protagonista del nuovo motto vietnmita “sempre avanti, senza paura”. Scordatevi la prudenza. La strada si attraversa senza guardare chi sta sopravvenendo (tanto lo sapete, sta arrivando qualche decina di motorini) e senza voltarsi. Saranno i motorini a evitarvi. Quindi non esitate: come dicevo la prudenza da queste parti non è di casa e titubare vuol dire spiazzare chi è al volante, mettendo a repentaglio la vostra incolumità. Ma se riuscite a lasciarvi andare sarà anche differente.

Ma andare avanti vuol dire anche guardare al futuro e alla crescita economica. Ed ecco che sorgono nuovi palazzi, nuovi ponti, nuove fabbriche. Il tutto giustificato dalla magnificità del boom economico, che sembra la soluzione a tutti i mali, mentre donne portano chili di merce sulle spalle utilizzando il tipico cesto a bilanciere.

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Il Vietnam di oggi è così: un mix fra forti tradizioni orientali e un’economia in violenta crescita. Per tutto il resto c’è poco spazio. Capita così che ciò che rende così noto il Vietnam in tutto il globo, ovvero la famigerata guerra del Vietnam, qui quasi è sparita nei discorsi di tutti i giorni per diventare invece un prodotto altamente redditizio da vendere ai milioni di turisti che anno dopo anno stanno scoprendo il Paese più orientale dell’Indocina: e così, oltre a visitare i tunnel di Cu chi, dove sorseggiando una Coca Cola e sganciando una ventina di dollari potrete anche sparare con delle armi vere (per ora solo a dei bersagli finti), potrete passare la serata in locali dal nome evocativo come Check point Charlie o Apocalipse nowm, che ricalcano un poco affascinante ambiente bellico, oppure, se siete particolarmente audaci, potrete anche provare ad assaggiare la piazza Napalm. A meno che la cosa non vi faccia rabbrividire.

Rimanendo sull’enogastronomico potrete provare una cucina piuttosto varia, se la gran parte dei piatti non fosse cucinata in un unico wok riempito di olio di palma, accorgimento che conferisce a tutti i piatti un sapore unico (nel senso che è sempre lo stesso). Se invece siete coraggiosi potete provare il serpente  (si narra che in alcuni locali si faccia apertivo con sangue di serpente appena ucciso, accompagnandolo col cuore ancora pulsante) oppure il ratto, fritto o alla griglia, a seconda dei gusti. Ah, dimenticavo, c’è anche al curry. In ogni caso di ratti ne incontrerete spesso passeggiando nei mercati e non solo, ma non temete, si limiteranno a passarvi fra le gambe andando in cerca di procacciare cibo.

Se dopo cena vorrete andare a bervi qualcosa vi consiglio di puntare su cocktail (se ne avete la possibilità vi consiglio il Passion Mojito, un mojito con l’aggiunta del frutto della passione, oppure un Mango Daiquiri). Il vino ovviamente è solo straniero mentre la birra – anche di diverse marche (quasi ogni città ha il suo birrificio) – possiede la capacità chimica di diventare immediatamente calda: sarà per questo che i vietnamiti la bevono in un bicchiere pienzo zeppo di ghiaccio. I turisti invece implorano di avere la lattina più fredda del frigo: ma solo quelli alle prime armi. Dopo qualche giorno anche i più ottimisti perdono la speranza di avere una birra ghiacciata. (continua)

Andrea Ragona

Nel frattempo, alla veneranda età di 102 anni, se n’è andato Giap. 

Natale in Vietnam, un po’ il nostro cinepanettone.

Hanoi vista da un caffè.

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